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Martedì, 18 Giugno 2024
Agrigento

Stermina la famiglia del fratello dopo una lite per un campo di carciofi, poi si suicida

È successo a Licata, in provincia di Agrigento. Tra le vittime un bambino di 11 anni e un ragazzino di 15. Indagano i carabinieri

Prima le urla, poi gli spari. Tre uomini e una donna sono stati assassinati in un'abitazione di via Riesi a Licata, in provincia di Agrigento. A quanto pare, vi sarebbe stata una lite in famiglia all'interno di una casa di campagna, nella periferia cittadina. Ed è proprio a margine della discussione che un licatese, Angelo Tardino di 48 anni, avrebbe estratto un'arma da fuoco e ammazzato quattro suoi familiari. A dare l'allarme sarebbe stata la moglie del presunto assassino, che ha chiamato i carabinieri. 

Uccide quattro familiari e si spara in strada a Licata

L'uomo ha ucciso il fratello, Diego Tardino, la cognata Alessandra Ballacchino e i loro figli, di 11 e 15 anni. Poi ha puntato su di sé la pistola (una Beretta calibro 9 legalmente detenuta), mentre i carabinieri erano sulle sue tracce. Il suo corpo è stato trovato per strada agonizzante. I carabinieri pensavano in un primo momento che fosse deceduto, ma successivamente hanno scoperto che l'uomo respirava ancora. Angelo Tardino è stato intubato e trasferito in elisoccorso all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, dove è morto poco dopo per le gravi ferite riportate.

Strage a Licata: stermina la famiglia del fratello

L'indagine coordinata dalla procura di Agrigento sta ricostruendo cosa è accaduto in quell'abitazione (la casa del fratello dell'assassino). Secondo le prime testimonianze, sembra che a scatenare la lite tra i fratelli sia stata un'eredità contesa e la gestione di alcuni terreni, ma è tutto da accertare. Sul posto sono al lavoro i carabinieri della locale compagnia che hanno allertato la procura della Repubblica di Agrigento: adesso bisognerà capire con esattezza cosa è accaduto e qual è il movente della strage, avvalendosi anche delle testimonianze dei vicini di casa, dei familiari delle vittime e quelli del presunto killer. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Paola Vetro e dal procuratore capo Luigi Patronaggio.

La prima ricostruzione della strage di Licata

L'uomo si era recato alle prime luci del mattino in contrada Safarello, dove si trova la casa di campagna del fratello: nella stessa zona vi sono dei terreni lasciati in eredità dal padre, tutti coltivati a carciofi. Tra i due fratelli sarebbe scoppiata una violenta lite, l'ennesima, per questioni di spartizione delle aree coltivate. I dissapori proseguivano, pare, da tempo. Durante il litigio, Angelo Tardino avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco ripetutamente contro il fratello, la cognata e i due nipotini di 15 e 11 anni. L'uomo è poi salito in auto e si è dato alla fuga.

Sul posto sono immediatamente giunti i carabinieri della compagnia di Licata, che hanno in breve ricostruito quanto avvenuto e raggiunto telefonicamente Tardino. Nel frattempo l'uomo si era recato a circa due chilometri di distanza, nascondendosi sotto un cavalcavia. I militari avrebbero a lungo tentato di convincerlo a consegnarsi ma, durante la chiamata, l'omicida avrebbe rivolto su di sé un'altra arma, una pistola a tamburo marca Bernardelli (anche quest'ultima legalmente detenuta), sparandosi alla tempia.

"Il paziente è in fin di vita e non operabile. Le lesioni riportate sono gravissime e incompatibili con la vita", aveva detto il primario del reparto di rianimazione dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, Giancarlo Foresta, che ha assistito personalmente l'uomo, morto poco dopo. Le salme delle quattro vittime sono al momento state poste sotto sequestro in attesa di autopsia.

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