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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Palermo

Cantante neomelodica uccisa dal marito, la difesa: "L'imputato non era lucido mentre l'accoltellava"

Al processo per l'omicidio di Piera Napoli, avvenuto il 7 febbraio dell'anno scorso a Palermo, è stato sentito un consulente di Salvatore Baglione: "Aveva un disturbo paranoideo, non era capace di intendere e di volere al momento del delitto". Per la procura invece l'uomo avrebbe agito con razionalità e premeditazione

Quando sferrò 40 coltellate alla moglie, era realmente capace d'intendere e di volere? È questa la domanda alla quale stamattina la Corte d'Assise ha cercato di trovare una risposta per Salvatore Baglione, accusato di aver ucciso la madre dei suoi tre figli, Piera Napoli, cantante neomelodica che avrebbe compiuto 34 anni proprio ieri, il giorno della festa della donna, il 7 febbraio dell'anno scorso. Secondo il consulente nominato dalla difesa, l'imputato "era totalmente incapace", "nel momento in cui ha ucciso non sapeva ciò che stava facendo, non aveva il controllo su se stesso" ed "è scattata una dissociazione della realtà".

Proprio Baglione, che si costituì ai carabinieri poche ore dopo l'omicidio, avvenuto nella casa in cui la coppia viveva in via Vanvitelli, a Cruillas (Palermo), ha sostenuto sin dall'inizio la tesi di "un raptus". Ed è una tesi alla quale il sostituto procuratore Federica Paiola, che ha coordinato le indagini, non ha mai creduto: anche l'accusa ha nominato un suo consulente per accertare la lucidità mentale di Baglione che è giunto ad una conclusione diametralmente opposta, stabilendo che l'imputato sarebbe stato perfettamente capace di intendere e di volere al momento del delitto.

Il presidente della Corte, Sergio Gulotta, ha chiesto diversi chiarimenti all'esperto nominato dall'avvocato Daniele Lo Piparo che assiste l'imputato, che ha parlato di un "disturbo paranoideo" che si sarebbe acutizzato nella fase immediatamente precedente al delitto. In particolare, Baglione era convinto che la moglie lo tradisse e, secondo il consulente, "ha travisato la realtà", "era in un delirio lucido" e sarebbe stato sottoposto ad "un crescente stress emotivo". Per l'esperto, infatti, Baglione "pensava tutto il giorno al fatto che la moglie potesse tradirlo e quando la mattina del delitto lei aveva ammesso, mettendo in discussione anche le sue capacità amatorie, è scattata una dissociazione".

Più volte anche il pm ha incalzato il consulente, riferendosi al comportamento tenuto dall'imputato subito dopo aver ucciso Piera Napoli. Aveva postato su Facebook una foto di Robert De Niro con una frase sul "rispetto", aveva ripulito il bagno e coperto il cadavere della moglie, impedito ai figli di vederla e fatto in modo che non assistessero all'omicidio, ma aveva anche preparato una valigia e poi era andato dai carabinieri. Atteggiamenti di una persona lucida e non in preda ad un delirio o a una dissociazione dalla realtà, per la Procura. Ma secondo il consulente della difesa "ciò che è accaduto dopo non ha rilevanza, conta lo stato mentale durante l'uccisione".

Alla prossima udienza, ad aprile, sarà sentito il consulente del pm, che illustrerà le conclusioni ben diverse a cui è giunto. Poi il dibattimento dovrebbe chiudersi e si dovrebbe passare alla requisitoria. Nel processo si sono costituiti parte civile la madre di Piera Napoli, Adele Alfonzetti, ed altri parenti, con l'assistenza degli avvocati Umberto Seminara, Laura Terrasi e Ines Trapani.
 

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