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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Città Palermo

"Strangolò l'amante e la gettò in un dirupo", condannato a 15 anni

Inflitti 10 anni in meno di quelli richiesti dalla Procura a Damiano Torrente per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Ruxandra Vesco, 33 anni, sparita nel nulla nel 2015 ma senza che nessuno ne denunciasse mai la scomparsa. Fu l'imputato a farne ritrovare i resti nel 2020

Tre anni fa fu lui a far ritrovare i resti di una donna, sparita nel nulla nel 2015 e la cui scomparsa non era stata neppure mai denunciata, in un sacco nero sepolto in un dirupo su Monte Pellegrino, a Palermo. Confessò - salvo ritrattare poche ore dopo - che era stato lui a strangolare e uccidere Ruxandra Vesco, 33 anni, e a occultarne poi il cadavere. Una figura strana quella di Damiano Corrente, pescatore dell'Arenella, che oggi è stato condannato dalla Corte d'Assise a 15 anni di carcere per l'omicidio.

Non 25 anni di reclusione, dunque, come richiesto dai sostituti procuratori Felice De Benedittis ed Enrico Bologna, ma 10 anni in meno, con la concessione peraltro delle attenuanti generiche. L'imputato è difeso dall'avvocato Alessandro Musso che, durante il processo che si è svolto davanti alla Corte presieduta da Sergio Gulotta, ha più volte messo in evidenza che, come è emerso anche da una perizia, Torrente avrebbe una personalità "narcisista" che lo porterebbe facilmente a fare proprie storie ascoltate da altre.

Ad agosto del 2020 l'imputato confessò di essere stato lui a uccidere - 5 anni prima - quella che sarebbe stata la sua amante: avrebbe avuto una relazione con lei e poi, il 13 ottobre del 2015, avrebbe deciso di sbarazzarsene perché - a suo dire - Ruxandra Vesco si sarebbe improvvisamente presentata a casa sua, dove viveva con la moglie, e avrebbe anche minacciato di denunciarlo perché avrebbe preteso soldi e l'avrebbe spinta a prostituirsi.

Una confessione dettagliatissima su un delitto che, fino a quel momento, non era neppure al centro di un'indagine, perché né il marito né il resto della famiglia ne denunciarono mai la scomparsa. Torrente spiegò che avrebbe strangolato Vesco "facendo due giri e tirandola con forza per circa 6 minuti, finché non è morta". Raccontò poi di averla messa in due sacchi e sepolta in un dirupo di via Monte Ercta. Esattamente nel punto in cui - 5 anni dopo - aveva portato gli inquirenti facendo ritrovare il cadavere.

Sembrava tutto lineare, tutto risolto. Invece il giorno dopo il fermo Torrente ritrattò tutto, sostenendo di non sapere nulla né di quell'omicidio né di quella donna. Inoltre era venuto fuori che già qualche tempo prima l'imputato si era presentato alla squadra mobile autoaccusandosi di una ventina di omicidi che in realtà - come fu accertato - non aveva commesso. Che abbia potuto fare la stessa cosa con Ruxandra Vesco? Secondo i giudici evidentemente no, anche se bisognerà attendere le motivazioni della sentenza. 

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