Lunedì, 15 Luglio 2024
Roma

Pensionato preso a calci e pugni e lasciato morire in casa

La badante e un suo amico sono finiti in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale

Avrebbe dovuto accudire Vincenzo Fortini, un uomo di 65 anni. E invece A.C., 41enne, ospitata a casa sua in cambio di un aiuto, lo avrebbe picchiato a morte durante la somministrazione di un medicinale insieme ad un amico, R.D.R. di 54 anni. I due sono accusati di omicidio preterintenzionale e dovranno scontare 7 e 12 anni di carcere. La sentenza è stata pronunciata dalla corte d'appello e ieri gli investigatori della polizia di stato del distretto San Paolo, a Roma, hanno dato esecuzione all'ordine di esecuzione per la carcerazione. Il pestaggio mortale risale al 13 maggio 2017. Quel giorno Vincenzo Fortini fu trovato nella sua abitazione in via San Pantaleo Campano, zona Portuense, morto dopo una lunga agonia. Era stato massacrato con calci e pugni.

A scatenare gli imputati, secondo l'accusa, un referto medico che avrebbe potuto far perdere il lavoro e la casa. La circostanza, in attesa dell'ultimo grado di giudizio, è ancora da chiarire del tutto. Fatto sta che Fortini sarebbe stato costretto ad assumere farmaci psicotici e poi portato in ospedale, scrive RomaToday. Quando i medici gli negarono il tso - che avrebbe giustificato la presenza in casa della badante - sarebbe stato picchiato senza pietà e abbandonato al suo destino. A ritrovarlo, quando era ormai troppo tardi, fu il 118. Fortini, secondo la ricostruzione, fu picchiato con pugni al petto e schiaffi. Dopo il suo ritrovamento, il 14 maggio del 2017, A.C. e R.D.R. dissero che l'uomo si era procurato quelle ferite cadendo.

Le indagini condotte con il coordinamento della procura di Roma hanno permesso di accertare che "la morte era stata causata dalla percosse che la vittima aveva ricevuto dai due nella notte precedente al ritrovamento del cadavere", si legge in una nota della questura di Roma. Gli elementi acquisiti hanno portato alla sentenza di condanna emessa dalla corte di assise di appello di Roma, divenuta poi definitiva nei giorni scorsi. I due sono in carcere a Rebibbia.

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