Violenta la figlia, nasce una bambina: 17 anni al "papà nonno"

In primo grado l'uomo era stato condannato a trent'anni di reclusione

Violentò la figlia nell'arco di una quindicina di anni e da quelle violenze, dopo un primo aborto, nacque una bambina. Diciassette anni di reclusione: è stata quasi dimezzata in appello la condanna inflitta in primo grado a un 54enne del Basso Salento accusato di aver violentato la figlia e di averla resa madre. La Corte ha ritenuto che su alcuni degli episodi contestati (quelli fino al 2008) fosse intervenuta la prescrizione, in linea a quanto in più sedi aveva sollevato la difesa.

Come riporta LeccePrima, a valutazioni diverse erano invece giunti i giudici di primo grado con la sentenza emessa lo scorso dicembre dalla prima sezione penale rispetto alla quale, ieri, la Procura generale, rappresentata dal sostituto Maria Rosaria Micucci, aveva chiesto la conferma. Ma il nuovo dispositivo (le cui motivazioni saranno depositate entro sessanta giorni) ha lasciato inalterato solo il risarcimento del danno disposto nei riguardi della vittima, parte civile con l’avvocato Erlene Galasso.

Il test del dna ha confermato la paternità

A rendere inequivocabili le accuse mosse dall’inchiesta sfociata nel dicembre di due anni fa nell’arresto dell’uomo, fu il test del dna, rispetto al quale sono stati condotti ulteriori accertamenti anche nel processo d’appello e che hanno confermato la paternità.

La nascita di una bambina dopo i rapporti incestuosi

Dopo un silenzio e una sofferenza patita per vent’anni, la giovane madre decise di raccontare gli abusi subìti dal padre (i fatti sono riconducibili agli anni che vanno dal 1995 al 2010) fin da quando era solo una bambina. Da quelle violenze, dopo un primo aborto all’età di 15 anni, in seguito ad una seconda gravidanza, frutto di quei rapporti incestuosi, nacque la sua primogenita. La donna trovò il coraggio di sporgere denuncia nei confronti del padre a giugno 2017 e le indagini furono avviate dai carabinieri.

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Il 14 dicembre del 2018 i carabinieri diedero esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’uomo firmata dal gip Cinzia Vergine. In occasione dell’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip, l’uomo si avvalse della facoltà di non rispondere. Nel marzo scorso lo stesso gip, in accoglimento della richiesta del pubblico ministero Stefania Mininni, dispose il giudizio immediato per il 54enne. Il 9 dicembre 2019 arrivò la sentenza di primo grado con la condanna a trent'anni.

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