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Sabato, 27 Novembre 2021
Torino

Pedopornografia in chat, migliaia di file "raccapriccianti": un prete tra gli arrestati

Le indagini sulla rete di utenti italiani che si scambiavano materiali pedopornografici in chat. Migliaia di file sequestrati, ventisei indagati

Si sentivano protetti, sicuri delle garanzie di anonimato che una nota piattaforma di messaggistica promette ai suoi utenti. E in quelle chat la polizia di Torino ha scoperto l'orrore. Gli agenti hanno sgominato una rete di utenti italiani che tramite la piattaforma scambiavano materiale pornografico. Ventisei i decreti di perquisizione e altrettante persone indagate, ritenute responsabili di detenzione e diffusione di materiale realizzato mediante sfruttamento di minori. Migliaia i file sequestrati. Tre persone sono state arrestate: il direttore della Caritas diocesana di Benevento, Don Nicola De Blasio, un 37enne tecnico informativo in e il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti, un ragazzo all'epoca dei fatti minorenne.

Gli inquirenti hanno definito "raccapriccianti" i file sequestrati nell’ambito dell’operazione, denominata 'Meet up'. In alcuni casi, i file ritraevano vere e proprie violenze sessuali ai danni di bambini in tenera età.

L'attività, diretta dalla Procura di Torino e coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni - Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online, ha riguardato tutto il territorio nazionale, impegnando nelle operazioni di perquisizione 11 Compartimenti della Polizia Postale.

Le indagini sul giro di pedopornografia in chat

L'operazione ha preso il via a febbraio di quest'anno, quando gli agenti hanno attivato un servizio di monitoraggio su una famosa piattaforma di messaggistica che vanta garanzie di ampio anonimato per gli utilizzatori, concentrando la propria attenzione su alcuni canali aperti, frequentati prevalentemente da utenti italiani. Per portare a termine un'attività di questo tipo, gli agenti devono svolgere un lungo lavoro di preparazione, per costruire un rapporto di "fiducia" con gli interlocutori che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di materiale. Mettersi nelle vesti del proprio "target", in un'indagine come questa, richiede un notevole sforzo mentale da parte degli operatori.

Una volta ricavati elementi utili alla prosecuzione dell’indagini, sono state messe a fattor comune le tracce informatiche lasciate in rete dagli internauti, che hanno consentito la loro identificazione. Gli investigatori hanno portato alla luce un ambiente chiuso, pubblicizzato dal proprio promotore, in cui veniva divulgato materiale pedopornografico previo pagamento di una somma di denaro che abilitava all’iscrizione al canale, anch'esso oggetto di accertamenti nel corso dell’indagine.

L’analisi degli elementi evidenziati dai poliziotti ha ricondotto nel complesso a 26 soggetti destinatari dei decreti di perquisizione, emessi dal Gruppo Criminalità Organizzata e Reati Informatici dell’Autorità giudiziaria di Torino ed eseguiti, oltre che in Piemonte, con la collaborazione degli Uffici di Specialità della Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto.

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