Venerdì, 14 Maggio 2021
Brescia

Va in pensione il “medico eroe” che andava a curare i pazienti a domicilio anche durante il primo lockdown

Deve lasciare Pietro Severo Micheli, il medico di base di Orzinuovi che nei mesi più duri della pandemia continuava ad andare a visitare i malati in casa, “bardato” come se fosse nel reparto dell’ospedale. Si definiva “l’ultimo ingranaggio, quello che mette le mani sulle persone”

Raggiunti i limiti d’età, va in pensione a 69 anni il dottor Pietro Severo Micheli, il medico di base di Orzinuovi (Brescia) che nel pieno della prima ondata, nei giorni più difficili della pandemia, continuava ad andare a visitare a casa i suoi pazienti. Micheli si presentava “bardato” come se fosse in un reparto d’ospedale, con calzari, visiera, doppia mascherina, doppi guanti e tuta protettiva. 

Micheli, noto anche come Piersevero o semplicemente Pietro, avrebbe voluto continuare ma le regole sono regole. A nulla sono servite le circa 1500 firme raccolte dai suoi assistiti nel tentativo di convincere le autorità sanitarie. “Mi dispiace tantissimo, certo. Non me l’aspettavo ma non mi sento certo una vittima. I funzionari devono applicare le regole, non sono loro a poter cambiare il sistema. Sono molto grato a tutti i miei pazienti e continuerò comunque a fare il medico, anche se non nel settore pubblico”, ha detto il dottor Micheli a La Provincia di Cremona

Chi è Pietro Micheli, il “medico eroe” di Orzinuovi

“Sono l'ultimo ingranaggio, quello che mette le mani sulle persone. Abbiamo bisogno di medici che vadano ad applicare quello che si sa sulle persone, che vadano nelle loro case e che facciano le diagnosi”, raccontava Micheli un anno fa, ad aprile, intervenendo alla trasmissione di La7 L’aria che tira

Pochi giorni prima Il Corriere della Sera aveva intervistato Micheli, che aveva raccontato quella che era diventata la sua routine con i pazienti: “Salgo in auto, entro in casa del paziente, lo visito, torno in auto, cambio guanti e calzari, vado in casa di un altro pazienti e via. Me lo sogno anche la notte”. Il primo paziente con il Covid risale al 25 febbraio. “Ancora non si sapeva del contagio, ho visitato il paziente senza protezioni. Purtroppo è morto. Io, per fortuna, ne sono uscito indenne”. 

“Non siamo stati costretti a laurearci in Medicina. Sappiamo che il nostro lavoro comporta dei rischi. È normale. Sarebbe come se un carabiniere rifiutasse di andare in strada”, diceva. 

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