Mercoledì, 14 Aprile 2021

"Ha un tumore" e le asportano un polmone, ma aveva solo una bronchite

Protagonista dell'assurda vicenda un'insegnante di Cervia in pensione. Gli esami definiti hanno certificato che la donna non aveva nessun tumore ma una bronchite obliterante cronica

Le avevano diagnosticato un tumore maligno al polmone e per quello le avevano asportato completamente l'organo. Ma la diagnosi era sbagliata: la donna, un'insegnante di Cervia in pensione, aveva solo una bronchite.

La vicenda risale al 2012, come racconta Il Resto del Carlino, quando la donna ha fatto i primi controlli radiografici. Successive verifiche evidenziano un nodulo al polmone sinistro, finché la donna - oggi 77enne - viene ricoverata nella clinica convenzionata Maria Cecilia Hospital di Cotignola. Il nodulo viene asportato ma le cose si complicano. 

Quando il nodulo viene inviato all’ospedale di Ravenna per un esame specifico (istologico intraoperatorio), la diagnosi che viene formulata è di quelle da capogiro: adenocarcinoma, ovvero un tumore del polmone particolarmente aggressivo tanto da avere una probabilità di sopravvivenza media ai 5 anni inferiore al 15%. Con quella diagnosi in mano, i chirurghi di Cotignola decidono di ampliare la rimozione. E, anche alla luce di alcune criticità, optano per rimuovere il polmone

Ma il referto istologico definitivo certifica che si trattava in realtà di bronchite obliterante cronica (Boop), una malattia infiammatoria del polmone.

La responsabilità dell’asportazione "del polmone sinistro è ascrivibile a questa errata diagnosi eseguita sul nodulo asportato durante l’intervento", è il parere del medico legale consultato dalla signora, il professor Adriano Tagliabracci, che parla di "errore diagnostico intraoperatorio compiuto dagli anatomopatologi che hanno armato la mano del chirurgo". L'avvocato della donna ha citato la Ausl Romagna e l'anatomopatologa che aveva formulato la diagnosi, mentre sia la dottoressa sia l’Ausl si sono già costituiti per chiedere che la richiesta dell’insegnante venga rigettata in quanto chi ha proceduto, lo avrebbe fatto rispettando tutte le linee guida e comunque nell’ambito di una situazione complicata che "poneva forti sospetti di tumore".

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