Mercoledì, 12 Maggio 2021
Padova

Soldi pubblici per corsi nelle scuole usati per auto e spese personali: preside nei guai

E' successo a Cittadella, nel Padovano. La dirigente scolastica gestiva insieme al figlio un'associazione no profit finanzata con 140mila euro dal Comune. Di questi ne avrebbe spesi 58mila per sé

Elettrodomestici, arredamento la casa, spese personali, persino un'automobile. Così una preside e il figlio, entrambi responsabili dell'associazione no profit Promosport, spendevano i contributi ricevuti per organizzare corsi di psicomotricità e di altre attività motorie nelle scuole del comune di Cittadella, in provincia di Padova. E' quanto appurato dalle indagini della Guardia di Finanza di Cittadella, coordinata dal pm Sergio Dini della Procura di Padova. 

L'associazione ha ricevuto contributi in denaro per circa 140mila euro dal Comune. Contributi utilizzati però solo in parte per queste finalità di pubblico interesse. La guardia di finanza ha accertato che la dirigente si sarebbe appropriata di circa 58mila euro, di cui 42.760 attraverso prelievi di contanti, effettuati dal conto corrente dell'associazione e non destinati poi allo svoglimento di attività ginnico-sportive, e 16mila euro utilizzati per spese esclusivamente peresonali, quali l'acquisto di un divano, una lavastoviglie, un'automobile, ma anche spese di tinteggiatura della propria abitazione e il pagamento di polizze assicurative. Dagli approfondimenti, scrive PadovaOggi, è emerso che i corsi di psicomotricità, per i quali erano stati erogati i contributi e che sarebbero dovuti essere erogati gratuitamente, sono stati realizzati, nella quasi totalità, direttamente dall’istituto comprensivo statale di Cittadella e il relativo costo è stato a carico delle famiglie degli alunni partecipanti, così come per le spese di trasporto per i giochi studenteschi di sci alpino.

Nel corso delle indagini è emerso, inoltre, che M.Z., nella sua veste di dirigente scolastica e dunque di pubblico ufficiale, ha formato anche una serie di atti falsi, recanti il logo del comune di Cittadella e il relativo timbro, senza averne titolo, inviandole a soggetti terzi a nome e per conto dell’amministrazione comunale di Cittadella, che è parte lesa nell’intera vicenda. I reati contestati a vario titolo a madre e figlio, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, sono malversazione a danno dello Stato, abuso d'ufficio e falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. La dirigente scolastica è stata inoltre segnalata per gli ulteriori profili di rispettiva competenza alla Corte dei Conti e all’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, che ha fornito il proprio supporto agli accertamenti svolti.

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