Sabato, 15 Maggio 2021
Brescia

Vittima di revenge porn licenziata per "danno di immagine" dopo la denuncia

La donna aveva denunciato la diffusione di alcuni suoi video e immagini intime, a suo tempo inviati all'ex compagno, diventati pubblici e virali anche fuori dall'Italia

Una donna di Brescia di 40 anni, vittima di revenge porn, è stata licenziata da uno degli studi per i quali lavorava. Il provvedimento sarebbe scattato per un "danno di immagine": il datore di lavoro della donna sostiene di aver ricevuto chiamate da uomini che vogliono un appuntamento con la professionista, ma senza specificare il motivo e senza lasciare alcun recapito telefonico.

La donna aveva sporto denunci dopo che alcuni video e immagini privati girati da lei e inviati anni fa a un uomo con il quale aveva avuto una relazione, erano diventati pubblici ed virali. Quei contenuti addirittura avevano trovato diffusione anche fuori dall'Italia.

Vittima di revenge porn licenziata per "danno di immagine"

Tre persone al momento risultano indagate e rischiano da un minimo di pochi mesi a un massimo di sei mesi di carcere per "revenge porn", ossia la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti che dalla scorsa estate è diventato un reato penale: si tratta dell'ex compagno della donna e altri due amici.

In un supplemento di denuncia, la donna aveva fornito ulteriori nominativi e contatti di chi avrebbe contribuito a far girare i video, allegando anche screenshot di chat di carabinieri e poliziotti dove i video sarebbero stati visti e commentati senza che nessuno intervenisse per fermarne la diffusione.

"È assurdo che una donna che ha trovato il coraggio di denunciare chi l'ha messa alla berlina, diffondendo materiale privato in rete, venga licenziata dal proprio datore di lavoro per un presunto “danno di immagine”. A lei, va tutta la mia solidarietà": questo il commnento in una nota di Elisa Scutellà, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Commissione giustizia alla Camera. "Con la legge per contrastare e punire il fenomeno del revenge porn abbiamo gettato le basi per offrire alle vittime maggiori garanzie, ma è evidente che c’è ancora molto da fare per realizzare quel cambiamento culturale necessario a fronteggiare questo tipo di reato. Le donne che hanno la forza di denunciare devono essere protette dalla società, non solo dalla legge", conclude Scutellà.

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