Lunedì, 19 Aprile 2021
Palermo

Picchiata, minacciata e segregata in casa con la figlia: salvata grazie a un selfie

La donna è riuscita a inviare una foto del proprio volto tumefatto a un operatore di un centro di accoglienza in cui era stata ospitata e a chiedere aiuto, condividendo la propria posizione tramite WhatsApp. Fermato il compagno

Si era fatta convincere a trasferirsi in un’altra città, portando con sé la figlia, per lasciarsi alle spalle un passato di sfruttamento e prostituzione. A Palermo avrebbe dovuto trovare un riscatto sociale e di vita e invece è stata minacciata con un coltello, picchiata e segregata in casa proprio da colui che le aveva fatto credere di poter avere un futuro migliore.

Questa la drammatica vicenda scoperta dalla polizia di Palermo, che ha fermato un uomo di 32enne, il nigeriano Eugene Nwafor, ritenuto responsabile dei reati di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravati dalla presenza di un minore. A salvare la donna, oltre all’intuito degli agenti, la localizzazione dello smartphone che aveva nascosto e con cui è riuscita a segnalare la propria posizione.

Tutto è iniziato ieri mattina, quando alla sala operativa è arrivata la segnalazione di una donna nigeriana che era stata malmenata dal convivente all’interno di un’abitazione non meglio identificata vicina alla via Oreto. “La donna - spiegano dalla Questura - nel recente passato era stata ospitata in un centro accoglienza per mamme con figli minori del Sud Italia, strappata ad un passato di sfruttamento della prostituzione. Si era fatta convincere dal convivente a seguirlo a Palermo riponendo in lui speranza di un riscatto sociale e di vita mai concretizzato”.

Picchiata e segregata in casa a Palermo: donna salvata dalla polizia

Negli ultimi mesi sarebbero stati numerosi gli episodi di violenza registrati, come confermato dai vicini che hanno riferito di aver sentito in altre occasioni urla e pianti.

"La donna - ricostruisce la polizia - è stata colpita con calci e pugni dal compagno che, inoltre, con un coltello l’aveva minacciata sostenendo che, qualora avesse allertato le forze dell’ordine, i suoi familiari in Nigeria avrebbero subito pesanti ripercussioni”. A quel punto le avrebbe anche sottratto una scheda telefonica e l’avrebbe rinchiusa in casa contro la propria volontà. Nonostante fosse ormai in trappola la donna non si è data per vinta e utilizzando un cellulare tenuto nascosto è riuscita a contattare un operatore del centro d’accoglienza in cui era stata ospitata, inviando due selfie in cui mostrava il suo volto tumefatto e la maglia insanguinata.

Gli agenti della sezione Criminalità straniera e prostituzione della Squadra Mobile, appresa la notizia, hanno avviato le ricerche nella zona. “Ricerche rese particolarmente problematiche - aggiungono dalla Questura - dalle difficoltà comunicative per il non ottimale segnale del telefono cellulare in possesso della donna, dalla sua scarsa conoscenza della lingua italiana e dal fatto che non fosse in grado d’indicare con precisione il civico della sua abitazione”. In poco tempo i poliziotti, in costante contatto telefonico con la nigeriana, sono riusciti a farle attivare la geolocalizzazione così da poter inviare tramite Whatsapp la sua posizione in tempo reale. Un’intuizione investigativa rivelatasi vincente.

Così la polizia ha salvato la donna

Una volta entrati nel palazzo i poliziotti sono riusciti a rintracciare la casa dove lei si trovava con la figlia. La porta d’ingresso era chiusa a chiave dall’esterno e l’unica apertura era una finestra, munita di grate, che si apriva su un cortile interno e quindi lontana dalla strada. Per aprire un varco gli agenti hanno dovuto chiedere l’intervento dei vigili del fuoco. Aperta la porta, la donna e la bambina hanno raggiunto uomini e donne in divisa, lasciandosi andare in un pianto a dirotto e abbracciandoli in segno di ringraziamento. Sul posto sono state richieste due ambulanze con le quali mamma e figlia sono state portate all’ospedale Civico per le cure mediche del caso.

Dopo averle messe in salvo gli agenti si sono appostati per attendere il rientro di Nwafor, nel frattempo identificato grazie al nominativo presente su una bolletta rinvenuta dentro casa. Dopo circa un’ora l’uomo - più volte arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente - è rientrato ed è stato subito fermato dagli agenti per sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravati dalla presenza di minore. La perquisizione domiciliare ha consentito di rinvenire nella camera da letto il coltello con cui la donna era stata minacciata, poi sequestrato su disposizione del pm Alessia Sinatra. Al termine degli accertamenti il 32enne è stato portato al carcere Pagliarelli in attesa di nuove disposizioni da parte dell’autorità giudiziaria.

La giovane vittima a cui sono diagnosticate diverse ecchimosi al volto e ferite al labbro superiore, giudicate guaribili in 10 giorni - concludono dalla Questura - dopo aver formalizzato la denuncia presso gli uffici della Squadra Mobile, ha espresso la volontà di essere accompagnata presso una struttura di accoglienza protetta per donne vittime di violenza. Non prima di aver ripetutamente ringraziato gli operatori di polizia per il gesto compiuto, per la sensibilità e l’affetto dimostrato nei confronti suoi e della figlioletta, accudita sino al proprio affidamento alla comunità designata”.

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