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Domenica, 16 Gennaio 2022
LA STORIA

LA STORIA | Sfrattato, invalido e senza famiglia: "l'uomo dei treni" avrà una casa

Silvano Toniolo, 80enne torinese, si è dovuto reinventare vagabondo per non finire in mezzo ad una strada. Ma l'assessorato assicura: a breve potrebbe avere una casa. Lui però è scettico: "Non riesco a crederci"

TORINO - È in piedi, sotto il tabellone con gli orari delle partenze da Torino; al suo fianco un piccolo trolley, tra le mani una sigaretta, negli occhi tanta rassegnazione. È Silvano Toniolo: “l’uomo dei treni”, come lo ha ribattezzato l’Italia.

Sfrattato, senza una casa, senza una famiglia, si è ridotto a vivere in stazione, dormendo nei treni fermi e viaggiando continuamente tra Piemonte e Liguria per rimanere al caldo e per cercare di mangiare qualcosa presso gli istituti di carità di Saremo o di Alassio. Tutta la sua vita è in quella tesserina gialla di libera circolazione che la Regione gli ha concesso perché invalido: ma adesso la sua storia potrebbe cambiare. In meglio, per una volta.

La notizia arriva dall’assessorato per le politiche sociali del Comune di Torino: l’assessore Elide Tisi ha fatto sapere che Silvano Toniolo potrebbe avere una casa al più presto. Silvano e il nipote, infatti, hanno ottenuto un punteggio molto alto, ed entro il mese dovrebbero avere la casa popolare: attualmente la Regione sta vagliando il caso, ma nel giro di quattro o cinque settimane Silvano e il nipote potrebbero avere finalmente un tetto sopra la testa.

VIDEO: SILVANO TONIOLO SI RACCONTA

Ma Silvano è scettico: “Finché non vedo le chiavi del mio alloggio, non crederò che il mio incubo sia finito”, ammette, sconfortato. E annota anche la disattenzione di tanta gente che in questi giorni l’ha riconosciuto, senza avvicinarsi a lui: “In tanti mi si sono avvicinati, mi hanno chiesto se sono davvero io il signore che è apparso sui giornali ed è andato in tv. Ma poi se ne sono andati: raramente mi hanno lasciato qualcosa per poter mangiare. Sono da solo, dimenticato. Ed è un’indecenza: io ho fatto per anni e anni il volontario in Uganda, ho fatto il bene di tanta gente. È così che vengo ripagato? Potessi, me ne tornerei in Uganda, ma non posso”.

Perché è anche la solitudine a pesare. “Non so davvero cosa fare in tutto il giorno – racconta – ma ormai sono stanco, e non viaggio quasi più sui treni. Mi limito a dormirci sopra”. Spesso, per cercare un contatto con le persone, Silvano rimane in stazione. “Un signore mi ha donato una sigaretta, oggi. E me la sto centellinando”. Va detto che il caso di Silvano è tenuto sotto controllo dall’assessorato. Gli era stato offerto anche un posto presso il pensionato Cimarosa, ma lui ha rifiutato: “Negli istituti non ci vado – ha spiegato – lì mi tratterebbero male, quasi come se mi volessero far morire. Ma io morirò quando Dio vorrà, e non certo lì”. (da TorinoToday)

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