Venerdì, 22 Ottobre 2021
Milano

Stefano Ansaldi, il medico sgozzato in strada: omicidio o suicidio?

Proseguono le indagini sulla morte del ginecologo napoletano, trovato senza vita sabato scorso a Milano con una ferita alla gola. Scartata l'ipotesi della rapina finita male: gli inquirenti valutano diverse piste

Il cellulare spento un'ora prima della morte, quel viaggio a Milano e le immagini delle telecamere che non mostrano la presenza di un killer. È ancora un giallo il decesso di Stefano Ansaldi, ginecologo napoletano di 65 anni morto con una coltellata alla gola sabato pomeriggio vicino alla stazione Centrale di Milano: al momento gli investigatori stanno vagliando diverse ipotesi, dall'omicidio al suicidio.

Stefano Ansaldi, omicidio o suicidio?

Mentre la pista della rapina finita male è stata scartata dagli inquirenti, rimangono ancora troppi gli interrogativi senza risposta su questa vicenda. Se quello del ginecologo napoletano trovato senza vita nel capoluogo lombardo fosse un gesto volontario resta difficile spiegare, dicono gli investigatori, perché sabato mattina abbia scelto di partire da Napoli e raggiungere Milano dove nessuno pare lo aspettasse. "Non è venuto a caso a Milano, forse aveva un appuntamento finito male", spiegano gli inquirenti. Non si conosce la data di emissione del biglietto del treno, dunque se il viaggio è stato organizzato con largo anticipo o solo all'ultimo minuto. Al momento ciò che appare certo è che il suo cellulare è stato spento un'ora prima della morte, quindi intorno alle ore 17 e come ultimo segnale aggancia la zona della stazione Centrale dove il noto ginecologo era arrivato poco prima delle 15. Nessuna risposta arriva dall'arma: chi ha impugnato il coltello non ha lasciato impronte e di certo è che la vittima indossava guanti in lattice, un particolare non strano per chi viaggia in tempo di Covid.

Il coltello senza impronte e le telecamere

Il coltello "non sembra nuovo, ma nessun familiare al momento sembra riconoscerlo", fanno sapere gli investigatori. Quello che più lascia perplessi è che i due testimoni che lo vedono cadere al suolo in via Macchi, così come le telecamere della zona non mostrano nessuno in fuga. "Non si può sparire - spiega una fonte -, ma le telecamere analizzate fino a questo momento non inquadrano nessuno che si allontana. Ora siamo a lavoro per capire se è possibile trovare rifugio in qualche palazzo coperto dai ponteggi". La vittima non ha lasciato nessun biglietto d'addio, le condizioni economiche non rosee potrebbero far propendere per un gesto estremo, "magari dopo un appuntamento andato male". Al momento anche l'autopsia eseguita ieri non serve a togliere dubbi: il colpo è stato inferto da sinistra a destra, a impugnare il coltello potrebbe essere stata la vittima o una persona che ha agito alle spalle, ma non per una rapina visto che il Rolex era accanto al corpo senza vita.

La pista dei debiti e il coronavirus

Oltre ad avere una clinica a Napoli, il medico era intestatario anche di un laboratorio di analisi nella periferia del capoluogo campano. L'attività, come emerso, nel 2010 risultava indebitata per 500mila euro, ed era poi stata dichiarata fallita nel 2015. Ansaldi, inoltre, avrebbe avuto un altro debito con Equitalia per altri 70mila euro circa. Gli investigatori non possono quindi nemmeno escludere che il movente, nel caso si sia trattato di omicidio, sia legato a un prestito di denaro. In base a quanto ricostruito, il medico, residente a Napoli, era venuto a Milano con una certa premura, viaggiando nonostante fosse positivo al coronavirus

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