Martedì, 18 Maggio 2021

Si lancia dalla finestra dell’ospedale e si rompe una gamba: detenuto bloccato dagli agenti

Marco Barba, ex pentito della Sacra Corona Unita, si è giustificato dicendo che voleva farla finita ma la polizia penitenziaria sospetta un tentativo di evasione

Foto di repertorio

Si è lanciato da una finestra del Policlinico di Bari dove era ricoverato per un intervento di chirurgia toracica ed è “atterrato” su un terrazzino sottostante. Nel cadere però ha riportato la frattura di una gamba. Impossibilitato a proseguire oltre l’uomo si è dovuto arrendere ed è stato subito raggiunto e bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria.

Protagonista della vicenda è un detenuto pugliese già noto alle cronache (e alle forze dell'ordine): si tratta di Marco Barba, 45 anni, alias 'U Tannatu', ex pentito della Sacra Corona Unita, di recente condannato anche in appello a trent’anni di reclusione per l’omicidio del marocchino 41enne Khalid Lagraidi e a dieci per tentata estorsione e stalking ai danni dell’imprenditore e politico gallipolino Sandro Quintana, oltre che per detenzione di armi e munizioni e danneggiamento a seguito di incendio.

Gesto estremo o tentativo di evasione?

A riferire i fatti è il sindacato Sappe Puglia. Il 24 giugno Barba è uscito dal carcere per essere accompagnato presso il nosocomio barese nel reparto di chirurgia toracica dove era piantonato da due agenti. Intorno a mezzanotte, approfittando della fine del turno e della finestra lasciata aperta, con un balzo si sarebbe lanciato su un terrazzino sottostante.

A detta del sindacato, il detenuto avrebbe giustificato il gesto "con la voglia di farla finita, cosa alquanto strana considerata la caratura criminale dello stesso". Eppoi, prosegue il sindacato, “se un detenuto si vuole suicidare veramente ha tanti modi per riuscirvi concretamente”. Insomma, per il Sappe si è trattato di un tentativo di fuga.

Il sindacato punta il dito contro la carenza di personale:

"In questo momento presso il reparto protetto del policlinico di Bari 'GABBIONE' sono ricoverati parecchi detenuti(anche con patologie psichiatriche) e la sicurezza di tale reparto è affidato a due soli poliziotti (invece di un minimo di tre) che durante la giornata devono aprire e chiudere le stanze per consentire le varie terapie.

Ritornando al fatto accaduto, abbiamo saputo che Il ricovero del detenuto che ha tentato l’evasione sarebbe stato programmato; perché non è stato fatto in mattinata dal personale del nucleo traduzioni e piantonamenti che da un punto di vista professionale è più preparato per questo tipo di servizi?

Semplice a causa della carenza di personale e degli innumerevoli impegni(traduzioni presso le aule di giustizia, visite specialistiche ambulatoriali, piantonamenti di detenuti ecc.ecc.).

Così si è scelto il pomeriggio orario molto delicato per il carcere di Bari, poiché il personale in servizio è ridotto all’osso, ma nonostante, ciò si sarebbero tolte unità dal servizio nelle sezioni detentive, per poi mandarlo allo sbaraglio, visto che tali unità non verrebbero impegnate nei piantonamenti".
Ecco questo è il quadro desolante di una situazione che come una bomba ad orologeria è pronta ad esplodere in qualsiasi momento.
La cosa ancora più grave è che l’amministrazione penitenziaria e le autorità sanitarie invece di prendere atto della situazione, si scagliano contro chi denuncia lo stato di cose, raccontando che in fondo i problemi non sarebbero poi così gravi”.

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