Venerdì, 30 Luglio 2021
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Marino, caso scontrini: chiesti tre anni di carcere per l'ex sindaco di Roma

I rappresentanti dell'accusa sono partiti da una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione, ridotta di un terzo per la la scelta del rito, l'abbreviato, da parte di Marino. Nel mirino oltre le cene pagate con la carta di credito del Comune anche le consulenze della Onlus "Imagine"

Ignazio Marino allora sindaco di Roma

La Cassazione assolve l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino

ROMA - Condannare l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, per le accuse di falso, peculato e truffa alla pena di 3 anni, un mese e 10 giorni. E' la richiesta di condanna formulata dalla Procura di Roma in relazione all'utilizzo della carta di credito del Campidoglio ed al pagamento di consulenze della onlus "Imagine".

LA CRONACA DI ROMA TODAY - Il giudizio in abbreviato si tiene davanti al giudice Pierluigi Balestrieri. Oggi la requisitoria è stata fatta dai pm Roberto Felici e Pantaleo Polifemo. I rappresentanti dell'accusa sono partiti da una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione, ridotta di un terzo per la la scelta del rito, l'abbreviato, da parte di Marino.

LE 56 CENE E LA ONLUS - Nell'imputazione sono ricordate 56 cene, per circa 13 mila euro, pagate da Marino con la carta di credito, e la predisposizione di atti per compensi destinati a collaboratori fittizi o inesistenti che avrebbe procurato alla Onlus un ingiusto profitto di seimila euro. Il Campidoglio nel costituirsi parte offesa con i suoi legali chiede 600mila euro di danni, 100 funzionali e 500mila d'immagine.

SPESI 13MILA EURO AL RISTORANTE - Secondo gli inquirenti Marino nel periodo 2013-2015 avrebbe usato in modo improprio e "ripetutamente della dotazione finanziaria dell'ente", cioè la carta di credito "a lui concessa in dotazione dal Campidoglio", per cene e pranzi in ristoranti di Roma e di altre città d'Italia "nell'interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate". Dunque non per spese di rappresentanza, ma per interesse personale. Per un totale di 13mila euro per 56 cene. Le cene, "consumate presso ristoranti della Capitale e anche di altre città (Genova, Firenze, Torino) ove si era recato, generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione" si sono svolte "al di fuori della funzione di rappresentanza dell'ente" cagionando "in tal modo un ammanco finale di 12.716 euro".

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