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Martedì, 17 Maggio 2022
Città Palermo

La truffa da 5 milioni di euro sui pannelli solari

Bloccati i beni di una coppia, sigilli a due aziende. L'inchiesta è nata dalla denuncia di una banca

Nuova (presunta) truffa sugli incentivi statali. A finire nei guai una coppia della provincia di Palermo che avrebbe chiesto allo Stato i rimborsi per l'installazione di centinaia di pannelli solari. I due avrebbero creato una sfilza di documenti e fatture fasulli, persino utilizzando riferimenti bancari inesistenti. In seguito agli accertamenti della guardia di finanza di Alcamo, è scattato un maxisequestro da 5 milioni e 379.671,75 euro (pari cioè alla somma intascata illecitamente tra il 2017 ed il 2020). 

I due denunciati, amministratori di una società installatrice di pannelli solari, dovranno rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato e sostituzione di persona per indebita percezione di contributi pubblici. L'indagine riguarda i fondi erogati dal Gse Spa (Gestore servizi energetici) e destinati a interventi di efficientamento energetico e produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Una delle due società sequestrate, con sede a Partinico (Palermo), specializzata in impiantistica, secondo gli investigatori avrebbe presentato, tra il 2017 e il 2020, circa 2.100 richieste per la fornitura e l'installazione di impianti solari termici e avrebbe conseguito incentivi, in tutto o in parte non spettanti, per oltre cinque milioni di euro.

Tutto ciò sarebbe avvenuto attraverso "artifici e raggiri" che avrebbero consentito di presentare documenti con firme apparentemente riconducibili a clienti della società "ma in realtà predisposti ad hoc", oltre che fatture "sostanzialmente false perché con importi gonfiati o riferibili a installazioni mai effettuate" e "copie di ricevute di bonifici bancari in realtà mai disposti". Le indagini sono state avviate a seguito di una denuncia presentata da un istituto di credito che, dopo essere stato attivato dal Gse, ha appurato la non autenticità di una decina di ricevute di bonifico bancario, risultate contraffatte, ma ugualmente presentate per ottenere il rimborso degli incentivi per l'installazione di impianti fotovoltaici.

Gli inquirenti hanno ascoltato i soggetti che avrebbero dovuto disporre i bonifici e gli interrogatori ne hanno confermato la natura fraudolenta considerato che i clienti, a fronte dell'installazione degli impianti solari, pagavano corrispettivi per lo più in contanti o, nel caso in cui il pagamento avveniva con metodi tracciabili, per importi decisamente inferiori a quelli indicati nelle ricevute di bonifico trasmesse al portale Gse. 

"Documenti falsi, ma pochissime richieste bocciate"

A ricostruire tutto è PalermoToday. Nello specifico, nel 2017 l'azienda - sostituendosi ai suoi clienti e a loro insaputa - ha richiesto l'incentivo per la fornitura e l'installazione di 69 impianti. Soltanto una pratica era stata bocciata e gli indagati avrebbero così percepito 160.768,60 euro. Nel 2018 le richieste sarebbero state per 656 impianti e anche in questo caso solo una pratica sarebbe stata respinta: sarebbe stato così incassato un milione e 677.855,21 euro. Il boom si registra nel 2019, con le richieste legate a ben 1.262 impianti, con soltanto 17 istanze respinte e un incasso di 3 milioni e 198.059,41 euro. Nel 2020, le richieste di incentivi hanno riguardato 344 impianti e stavolta quelle respinte sarebbero state ben 162, mentre 46 sarebbero rimaste "in valutazione". All'Egi Solar sarebbero arrivati 340.629,96 euro.

"Codici bancari non riconducibili a nessun istituto di credito"

La guardia di finanza ha rilevato che tutte le fatture comunicate al Gse avrebbero avuto un importo maggiore rispetto a quelle registrate in contabilità dall'azienda e che le copie delle ricevute di bonifico sarebbero state del tutto false. Inoltre i codici "Abi" e "Cab" utilizzati dagli indagati non sarebbero riconducibili a nessun istituto bancario o postale. Un dato che sarebbe emerso quando gli investigatori hanno chiesto ad una banca di Terrasini se su un conto dell'azienda fossero stati accreditati 10 bonifici legati al pagamento di fatture per l'installazione degli impianti e non se ne sarebbe trovata alcuna traccia.

I clienti ignari all'oscuro di tutto

Da lì i militari hanno deciso di sentire una serie di clienti dell'azienda e tutti avrebbero fornito le stesse risposte, dichiarando di aver installato gli impianti tra Cinisi, Caccamo, San Giuseppe Jato, Partinico e Carini, ma anche in provincia di Trapani, tra Mazara del Vallo, Partanna e Petrosino, di aver versato 300 o 400 euro e di non aver mai visto o firmato i documenti che gli indagati avrebbero presentato al Gse, utilizzando indebitamente proprio i dati personali degli ignari clienti. In alcuni casi, secondo la Procura, gli impianti esisterebbero soltanto sulla carta e non sarebbero mai stati installati.

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