Domenica, 18 Aprile 2021
Pordenone

Raccoglie per sbaglio del “falso zafferano” e ci cucina la pasta: 62enne muore avvelenato

Un errore fatale è costato la vita a un 62enne di Travesio, in provincia di Pordenone. Era uscito di casa per cogliere dell’aglio orsino ma è probabile che si sia sbagliato e abbia colto invece del colchico d’autunno, una pianta estremamente velenosa

Un uomo è morto avvelenato dopo aver cucinato una pasta condita con fiori di colchico d’autunno, una pianta molto velenosa che aveva raccolto durante una passeggiata scambiandola probabilmente per aglio orsino. 

Un errore fatale per Valerio Pinzana, 62enne di Travesio, che è deceduto il giorno di Pasquetta all’ospedale civile di Pordenone, dove era stato ricoverato in gravi condizioni dopo l’avvelenamento. Pinzana, ex bidello aveva lavorato anche come tecnico della Snam rete gas. 

La tragica morte di Valerio Pinzana

Secondo quanto ricostruito, la scorsa settimana, Pinzana era uscito per fare una passeggiata nei prati vicino casa e cogliere dell’aglio orsino da impiegare come condimento. L’uomo avrebbe però colto del colchico d’autunno, una pianta simile all’aglio orsino ma, a differenza di questo, molto pericolosa e che può essere facilmente confuso con i fiori dello zafferano, tanto da essere conosciuto anche con il nome di “falso zafferano”.

A casa, Pinzana ha preparato un pesto con le piante raccolte e subito dopo aver mangiato ha iniziato ad avvertire dolori fortissimi. Inutili i tentativi di salvarlo. Una volta giunto al pronto soccorso dell’ospedale di Pordenone non è stato possibile trasferirlo al Centro anti-veleni considerate le condizioni generali già compromesse. 

L'esperta: "Non c'è antitodo per il veleno del colchico d'autunno"

Il colchico d'autunno (detto anche falso zafferano) è una piccola pianta bulbosa erbacea autunnale, velenosa, dai vistosi fiori color rosa-violetto appartenente alla famiglia delle Liliaceae. È una pianta velenosa in quanto contiene la colchicina, un alcaloide altamente tossico. Se ingerito provoca bruciore alla bocca, nausee, dolori addominali, vomito. “Purtroppo non esiste un antidoto e l’esito è quasi sempre mortale. Le persone, anche se ricoverate, muoiono entro due tre giorni. L’unica cosa da fare se ci si accorge di aver ingerito il colchico d’autunno è fare una lavanda gastrica. Non essendoci antidoto l’unica terapia è di supporto delle funzioni vitali”, ha spiegato al Corriere della Sera la dottoressa Donata Favretto, professore di medicina legale e tossicologia dell’Università di Padova.

“Basta un quantitativo piccolo, le classiche erette per fare il risotto. Dieci milligrammi sono già una dose tossica, se non mortale”, ha ricordato Favretto. 

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