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Giovedì, 26 Maggio 2022
Città Vicenza

Vicenza, soldati Usa accusati di stupro: "Processateli qui"

Due militari di stanza nella base Nato di Ederle, nel vicentino, sono stati identificati e denunciati da una prostituta 24enne picchiata, rapinata e violentata sei giorni fa

VICENZA - Gli Usa vogliono rimpatriarli per il giudizio, il sindaco di Vicenza e la politica si oppongono. Parliamo dei due soldati americani, di stanza nella base Nato di Ederle, accusati di stupro e percosse ai danni di una prostituta romena di 24 anni incinta al sesto mese. 

"GUERRA" ITALIA-USA - Sul caso, il primo cittadino Achille Variati ha scritto una lettera al ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "In via cautelare preventiva si chiede al ministro di respingere un'eventuale rinuncia alla giurisdizione italiana, ricordando che uno dei due soldati coinvolti è stato accusato in precedenza di un caso simile che ha visto per vittima una minorenne vicentina". Gli americani, invece, si rifanno alle intese tra Italia e Usa. Il maggiore Mike Weisman, portavoce della 173esima brigata, spiega: "Secondo gli accordi Sofa (Status of forces agreement), gli Stati Uniti chiedono alla nazione ospitante il trasferimento della giurisdizione in tutti i casi in cui personale militare statunitense è coinvolto. Al momento non sono state formulate delle accuse formali nei confronti dei due soldati. E' in corso un'indagine sia da parte italiana che da parte americana".

LA STORIA - L'episodio risale a metà luglio. La ventiquattrenne romena si stava prostituendo. In base alle sue dichiarazioni, si sarebbero avvicinati su un'auto i due soldati americani, chiedendole un rapporto a tre. La donna è salita sulla vettura ed è stata portata in una zona isolata dove sarebbe iniziato il pestaggio a cui sarebbe seguita la violenza sessuale a turno e la rapina. La giovane sarebbe poi stata abbandonata in un campo, dove è rimasta semi incosciente per ore. Solo nella notte è riuscita a chiamare un’amica con la quale si è recata in ospedale e ha sporto denuncia. Nonostante la violenza, la ragazza era comunque riuscita a vedere e ricordare il numero di targa dell’auto sulla quale era salita. Questo l'elemento che ha permesso l'identificazione dei due militari. Gli avvocati della giovane romena, Alessandra Bocchi e Masina Varriale, lamentano l'omertà da parte americana: "Stiamo chiedendo alla caserma collaborazione ma in cambio stiamo ottenendo solo silenzio. Nessuna delle nostre richieste è stata accolta, né ha ricevuto una risposta. Vorremmo, per esempio, che fosse l'esercito americano a sostenere le spese di determinati esami specifici prenatali a cui dovrà sottoporsi la nostra assistita". 

Anche l'eurodeputata vicentina Alessandra Moretti si è detta contraria a un processo negli Usa: "Non credo che sia sostenibile l'ipotesi di richiesta dell'esercito americano di giudicare in patria i due militari che hanno stuprato e percosso una donna incinta, con l'aggravante della recidiva per uno dei soldati che aveva in passato riservato lo stesso trattamento a una minorenne vicentina". (da VicenzaToday)

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