Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Intesa sulle servitù militari in Sardegna, i comitati: "Le dismissioni sono una farsa"

A Foras, assemblea composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono "all’occupazione militare della Sardegna", è fortemente critica sul protocollo d'intesa: "L'accordo è un passo indietro"

A Foras, assemblea composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono "all’occupazione militare della Sardegna", è fortemente critica sul protocollo d'intesa firmato ieri tra Stato e Regione.

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"Il Protocollo d’Intesa tra Ministero della Difesa e Regione Autonoma della Sardegna per il coordinamento delle attività militari presenti nel territorio della Regione già nelle sue premesse lascia intuire l’orizzonte ultimo di Pigliaru e soci sulle servitù -spiegano da A Foras -. Infatti, l’accordo si inserisce in “un processo di graduale dismissione di PARTE dei Poligoni”. A chi difende l’accordo sostenendo che sia comunque un passo avanti verso la dismissione totale delle basi, rispondiamo che nelle intenzioni di Governo e Regione questo non è assolutamente contemplato, come dimostra questo incipit. Dall’analisi del documento di passi avanti se ne scorgono ben pochi, se non “simbolici”, come afferma lo stesso Pigliaru, accompagnati però da diverse nuove concessioni ai militari, che nel complesso sembrano addirittura guadagnarci".

"Lo stop alle esercitazioni era già in essere"

Lo stop estivo alle esercitazioni dal 1 giugno al 30 settembre e l’apertura temporanea delle spiagge di Murtas e Spiagge Bianche erano secondo i comitati già in essere negli ultimi anni attraverso protocolli d’intesa tra Comuni e Difesa, che venivano ogni anno rinnovati. Il nuovo Protocollo si limita a formalizzare questi accordi anche tra Regione e Stato. Nulla di più.

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"Una farsa la dismissione dei beni"

Sulle dismissioni in tanti si aspettavano qualcosa oin più. "Anche la dismissione dei beni non più utilizzati dall’esercito (già avviata nel 2008) è la solita farsa - dicono da A Foras - le uniche vere e proprie cessioni dal demanio militare a quello comunale paiono quelle relative a piccolissime porzioni di territorio, ovvero la spiaggia di S’Enna e S’Arca, sino a Punta S’Achivoni (Capo Frasca) e di Portu Tramatzu (Teulada). In quest’ultima però si dovranno comunque garantire le attività del Poligono. In pratica Portu Tramatzu passa da demanio militare a servitù militare (ovvero demanio comunale, ma disponibile per le esercitazioni)".

Dubbi sui controlli ambientali

"Anche questo testo - dicono i comitati - prevede l’istituzione di osservatori ambientali. In questo caso si fa riferimento al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e a un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e la Difesa. Anche per questi non meglio precisati controlli ambientali ribadiamo quanto già scritto: avranno accesso e fondi per analisi approfondite? A tal proposito ricordiamo che, come riportato nel nostro ultimo dossier su Teulada, le uniche indagini su ambiente e salute sono state commissionate dalla Difesa e secretate. Per questo pretendiamo ricerche approfondite e condotte da enti terzi, non governativi e riconosciuti da tutte le parti".

"E infine - continuano - la ciliegina sulla torta, l’ennesima pillola che i sardi dovranno ingoiare in cambio della restituzione di un’infinitesima parte dei 35.000 ettari di demanio militare: da una parte, il dislocamento di alcuni reparti nella caserma di Pratosardo (Nuoro), infrastruttura tra l’altro costruita su terre civiche, sclassificate e dichiarate edificabili con una legge del 2013".

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"In realtà è un passo indietro"

Fa discutere anche l’implementazione del SIAT, Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre, e di altri sistemi duali. "Abbiamo già sottolineato nel nostro dossier sul PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra) a proposito del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS) la pericolosità dell’uso civile e militare di infrastrutture tecnologiche finalizzate sempre ad un uso bellico. In particolare il SIAT, (citato nel nostro dossier su Teulada), è presentato come un nuovo modo di utilizzare il poligono, moderno, orientato alla ricerca scientifica e addirittura “green” - spiegano i comitati - Ma, anche se si spara qualche cartuccia in meno del solito, si tratta pur sempre dell’ennesimo sistema di addestramento volto alla preparazione di guerre di aggressione (come dimostra la costruzione di due villaggi addestrativi riprodotti in stile medio orientale e dell’est Europa). E anche il coinvolgimento dell’Università rivela sempre lo stesso schema, già intravisto con il DASS: drenare fondi pubblici dalla ricerca verso l’industria bellica. In pratica, anziché porre le basi per la dismissione del Poligono di Teulada, l’accordo prepara il terreno per un suo nuovo utilizzo, sempre indirizzato al vecchio sfruttamento coloniale: della nostra terra da una parte e dei futuri scenari di guerra dall’altra".

"Per questi motivi, l’accordo tanto difeso dal governo regionale ci pare un sostanziale passo indietro nel processo di liberazione della Sardegna dalle basi" concludono .

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