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Sabato, 4 Dicembre 2021
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Ha perso un occhio ma ha battuto la polizia violenta: la storia di Nicola Tanno

Giovane italiano a Barcellona, ha vinto la sua battaglia dopo tre anni: la polizia catalana non userà più i proiettili di gomma, quelli che durante i festeggiamenti per la vittoria ai mondiali della Spagna, gli hanno fatto perdere un occhio

"Sono stato ferito tra l'undici e il dodici luglio del 2010, in Plaça Espanya a Barcellona, dove ero andato a seguire la festa per la vittoria della Spagna ai mondiali di calcio. Volevo fare qualche ripresa con la mia telecamera. Dopo circa un'ora arrivò la polizia perché c'erano stati degli atti di vandalismo nelle vie laterali della piazza. Non mi sono preoccupato finché non c'è stata la prima carica da parte dei Mossos d'Esquadra, la polizia autonoma della comunità catalana. A quel punto sono scappato e avevo intenzione di tornare a casa. Ma le forze dell'ordine avevano chiuso agli accessi alle vie. Così ho pensato di fermarmi in un bar sulla via, aspettando che i blocchi venissero tolti".

Ma Nicola in quel bar non entrò. Fu colpito da un proiettile di gomma sparato dalla polizia che lo fece cadere a terra. "Ho capito che avevo perso l'occhio soltanto quando sono arrivato in ospedale, l'esplosione mi aveva storidito".

Non teme di raccontare la sua storia Nicola e per questo ha scritto anche un libro, Tutta Colpa di Robben, edito da Ensamble Edizioni. Ci ha rimesso un occhio ma questo non lo ha fermato. Così venerdì 8 novembre la commissione sicurezza del parlamento catalano ha approvato l'abolizione dei proiettili di gomma. Entro il 30 aprile 2014 i Mossos d'Esquadra dovranno dismettere questo tipo di arma.

Una vittoria per Nicola, che nel 2010 ha fondato un'associazione "Stop Bales de Goma" che ha portato avanti una campagna con quest'obiettivo: "Abbiamo iniziato io e la mia ragazza Clara. Cercavamo altre vittime, altre testimonianze. In due anni abbiamo incontrato altre quattro persone che come me avevano perso un occhio e altri che avevano subito danni permanenti. Abbiamo portato avanti una ricerca di informazioni tecniche e scientifiche, stilando un report sulla pericolosità dell'arma. Il nostro obiettivo era fare pressione politica per poi arrivare finalmente all'abolizione".

Così, dopo essere stato in ospedale dall'undici al ventotto luglio del 2010, Nicola ha iniziato a portare avanti la sua battaglia: "Abbiamo avuto un primo incontro con i parlamentari del governo, in cui abbiamo presentato il nostro rapporto con le ragioni tecniche che, secondo noi, giustificavano l'abolizione. Poi due anni fa c'è stato il nostro primo intervento in parlamento. Dopo di ché si è formata una commissione di studio sistemica".

Intanto la battaglia di Nicola si intrecciava a quella degli indignados, che nel 2011 hanno occupato le piazza di tutta la Spagna con le loro 'acampadas': "Con i primi movimenti di protesta la tematica dell'abolizione delle pallottole di gomma è tornata in auge, anche perché nel corso delle proteste ci sono state altre vittime: tutto il movimento chiedeva le dimissioni dell'allora ministro degli interni catalano Philippe Puig, che nonostante tutto non si dimise, ma con le nuove elezioni non vide rinnovato il suo ruolo".

Il problema dell'uso di quest'arma divenne una questione di dibattito pubblico visto che "ogni volta che la polizia catalana utilizza queste armi qualcuno subisce danni permanenti". Di nuovo dopo la formazione della commissione di studi, l'associazione di Nicola torna in parlamento. Questa volta a parlare è Estrella Fernádez, oftalmologa, che illustra i danni che Nicola e tutte le vittime avevano subito.

Così pochi giorni fa il parlamento ha approvato l'abolizione dell'arma. Già da un anno la polizia catalana non utilizzava le pallottole di gomma, ma la battaglia di Nicola e di tanti altri in Catalogna non è ancora finita: "Siamo contenti di questa decisione ma c'è ancora molto lavoro da fare. Verificheremo che la dismissione dall'arma, promessa dalla Generalitat (il governo catalano) entro il 30 aprile 2014, sia effettiva. Poi c'è tutta la questione giudiziaria. Oggi ci sono le vittime che hanno subito danni ma non ci sono ancora i colpevoli. Nessuno di noi è stato risarcito e tanto meno si sa chi ha sparato. Nel mio caso il giudice, nonostante l'archiviazione del caso, ha riconosciuto la colpevolezza di uno degli agenti. Abbiamo presentato ricorso e vogliamo aprire una causa civile almeno per avere dei rimborsi per i danni subiti. Voglio che i responsabili vengano individuati, sia chi ha sparato che chi ha dato l'ordine. Pretendo delle scuse. Poi forse potrò perdonare chi mi ha fatto questo".

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