Il Consiglio d'Europa bacchetta l'Italia: "Ancora troppe difficoltà per abortire"

Il Consiglio d'Europa si è pronunciato dopo il ricorso presentato dalla Cgil: l'Italia viola il diritto alla salute delle donne che intendono ricorrere all'interruzione di gravidanza e discrimina i medici non obiettori

In Italia abortire è ancora troppo difficile, nonostante la Legge 194, e le donne continuano a trovare "notevoli difficoltà" nell'accessi ai servizi per l'interruzione di gravidanza. Lo dice il Consiglio d'Europa, che si è pronunciato su un ricorso presentato dalla Cgil.

L'Italia viola quindi il diritto alla salute di queste donne e inoltre discrima medici e personale medico che non hanno optato per l'obiezione di coscienza in materia di aborto, vittime di "diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti".

La Cgil aveva presentato nel febbraio 2013 un Reclamo collettivo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, sulla "violazione del diritto alla salute delle donne e dei diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza determinata dall’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza e dalla disorganizzazione degli ospedali e delle Regioni in materia di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza". 

Il sindacato sottolineava l'esistenza di vuoto normativo della legge 194, che all'articolo 9 regola il diritto all'obiezione di coscienza da parte del personale medico ma allo stesso tempo prevede che gli ospedali e le regioni debbano assicurare sempre il diritto di accesso ai trattamenti per l'interruzione di gravidanza. Per la Cgil si tratta di una violazione della Carta sociale europea perché l'articolo 9 non precisa quali misure specifiche devono essere adottate per garantire un'adeguata presenza di personale medico non obiettore nelle strutture ospedaliere pubbliche.

La mancanza di misure in questo senso e l'alto numero di medici obiettori di coscienza, sostiene il sindacato di Corso d'Italia, finisce per avere effetti negativi sulle donne ma anche sul personale medico non obiettore, che si ritrova a dover sostenere tutto il carico di lavoro necessario per garantire l'accesso ai servizi di interruzione di gravidanza, come ricorda il Corriere della Sera

Il Comitato Europeo aveva pubblicato l'ordine dei propri lavori a ottobre 2015, nel quale si comunicava che era stata adottata la decisione di merito sul reclamo presentato dalla Cgil, decisione che era stata notificata al sindacato e al governo italiano ma che non poteva essere resa pubblica prima della fine del periodo di embargo che impone di non rendere noto l'esito del giudizio per quattro mesi.

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Agli inizi di marzo il segretario della Cgil Susanna Camusso aveva lanciato un tweetbombing riferito alla sentenza. "Aborto legge 194: cosa dice Consiglio d'Europa su ricorso CGIL? CGIL non può dirlo. Governo rompa embargo!#GovernoLoSaMaNonLoDice"

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