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Domenica, 21 Aprile 2024
incubo finito / Milano

"Mi serve l'acido": stalker arrestato, l'incubo della sua ex tra raid in casa e minacce

La donna è stata costretta a ritornare a Roma a casa dei suoi per sfuggire a una spirale di paura e terrore

Quattordici novembre, martedì scorso. Il telefono fisso di una ferramenta di Milano squilla quando l'orologio segna le 17.48 e 6 secondi. La voce dall'altro lato della cornetta è quella di un uomo. "Buonasera, salve, io chiamo per un'informazione", dice con tono educato. Prima di iniziare a cercare le parole giuste. "Avrei bisogno di un acido, corrosivo, volevo sapere quali tipi di acidi ci stanno". La risposta, però, è negativa: nessun acido. Almeno non lì. Quella voce, quell'uomo però non si perde d'animo. Un minuto e venti secondi dopo dal suo cellulare parte un'altra chiamata: "Eh, pronto, salve. Io chiamo per un'informazione. Avrei bisogno di un acido corrosivo, non so se voi lo vendete, cioè un acido", ribadisce. "Perché io dovrei sciogliere pure dei metalli". Questa volta il numero composto è giusto: l'acido c'è. E allora si va nei dettagli: "Com'è la boccetta? È una boccetta? Perché a me servirebbe una boccetta magra". E prima dei saluti: "A che ora chiudete? Sennò a che ora aprite domani?". 

Quell'uomo - un professionista romano di 33 anni, che vive a Milano - non sa che i carabinieri lo stanno ascoltando. Non immagina che i carabinieri stanno già stringendo il cerchio attorno a lui che ormai è fuori controllo. Che ormai si è infilato in una "preoccupante progressione criminosa", per usare le parole del giudice per le indagini preliminari Livio Cristofano che ha firmato la custodia cautelare in carcere per lui. Per il 33enne le manette sono scattate venerdì, con l'accusa di atti persecutori nei confronti della sua ex fidanzata, una sua concittadina - anche lei arrivata sotto la Madonnina per lavoro ormai anni fa - che a settembre aveva deciso di chiudere la loro storia. 

Quell'acido, stando alla ricostruzione dei carabinieri della stazione Milano Porta Monforte, era proprio per lei. Una donna costretta a ritornare nella Capitale a casa dei suoi per sfuggire a una spirale di paura e terrore. A un inferno iniziato, e non è un caso, proprio a fine settembre. Un incubo dietro il quale ci sarebbe il suo ex. Nella rapida inchiesta coordinata dai pm Giulia Floris e Letizia Mannella - nata dopo la querela presentata dalla vittima il 1° novembre - ci sono centinaia di telefonate anonime, decine di tentativi dello stalker di entrare nei profili social e lavorativi della donna, a cui cambiava le immagini profilo o le università frequentate. Oltre che numerosissimi messaggi inviati alla 32enne da numeri sconosciuti, quasi sempre stranieri. E quasi sempre con un dettaglio sinistro: le foto dei profili Whatsapp erano praticamente sempre immagini della strada in cui vive a Milano la ragazza, che in città lavora con un'importante multinazionale. E molti di quei messaggi erano la prova provata che lui era esattamente nello stesso punto in cui era lei.

Non solo "blitz" social o via telefono, però. Perché in un'occasione, sempre stando alle indagini, l'uomo avrebbe forato le ruote della bici della ex e in un altro episodio le avrebbe spaccato la macchina parcheggiata poco lontano dalla sua abitazione. Nelle due settimane tra il 13 e il 28 ottobre, mentre lei era fuori, avrebbe fatto ancora di peggio. Sarebbe entrato nell'appartamento e avrebbe distrutto piante, computer, televisori per poi tagliare i vestiti della donna e squarciare con un coltello il materasso e il divano. Quelle che il Gip descrive come "condotte persecutorie" poste in essere "con una pervicacia e una frequenza a dir poco assillanti ed eterogeneamente penetranti nella sfera intima e personale della vittima", così da consumare "una vera e propria inquietante strategia di ossessivo controllo e di logoramento psicologico della sua ex fidanzata, non accettando evidentemente la sua decisione di interrompere definitivamente la relazione".

Una ex costretta a non uscire più di casa, a non presentarsi più al lavoro. Ad aver paura di dormire da sola. A non vivere più per - sottolinea ancora il Gip - "il morboso rancore e il senso di ossessivo possesso" che il 33enne "sta mostrando di nutrire nei suoi confronti". A tal punto da essere pronto a comprare l'acido. 

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