Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca Roma

Roma senz'acqua e con l'incubo razionamento: le posizioni di Regione, Acea e Campidoglio

L'emergenza ambientale di Bracciano e quella idrica della Provincia di Roma si fondono e fanno vivere giorni di apprensione ai cittadini romani. Ecco tutto quello che c'è da sapere

ROMA - "A Roma è finita l'acqua". Le parole del Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, hanno fatto deflagrare l'emergenza siccità nella Capitale, unendo la crisi del lago di Bracciano con le difficoltà delle fonti da cui proviene l'acqua dell'Urbe. In attesa del piano di Acea, che dovrebbe portare al razionamento dell'acqua per i romani, proviamo a chiarire i numeri e le posizioni in campo, di quelle che in realtà sono due emergenze che in queste ore si fondono: l'emergenza ambientale di Bracciano e quella idrica della Provincia di Roma.

Da dove arriva l'acqua di Roma? 

Gli approvvigionamenti idrici della Capitale vengono per l'85% da sorgenti, per il 12% da pozzi e per il 3% da fonti superficiali. Appartiene a questo 3% il Lago di Bracciano. Le principali sorgenti sono Peschiera - Capore, Acqua Marcia, Salone Vergine e Simbrivio Doganella. La maggior parte dell'acqua arriva dalla sorgente Peschiera-Capore,  circa 1,4 milioni di metri cubi giornalieri.  

Secondo quanto certificato da Acea stessa le sorgenti dell'Acquedotto Marcio sono in magra eccezionale, con una portata il 25% inferiore rispetto al 2014. Anche le sorgenti Capore sono in magra, “anche se in maniera meno sensibili”, afferma Acea. La diminuzione è del 13% rispetto al 2014. In diminuzione, quest'estate, anche l'acqua proveniente dall'acquedotto Simbrivio-Doganella. In tutto questo rimane il dato dei 44 litri su 100 persi durante il trasporto verso le case. 

Sempre Acea racconta da inizio anno di aver recuperato 900 litri al secondo con interventi straordinari sulla rete. Altri 500 vengono da un'attività manutentiva straordinaria. Da Bracciano, fonte Acea, dopo una previsione di 1800 litri al secondo, si è scesi a 1100 litri al secondo. 

Questa la fotografia all'interno della quale si inserisce il braccio di ferro. 

La posizione della Regione Lazio

Venerdì la Regione Lazio ha detto stop ai prelievi di Acea dal lago di Bracciano. Lo ha fatto per la situazione critica del bacino a nord di Roma, ma soprattutto per un'incombente denuncia che rischiava di portare l'ente in Procura. A firmarlo il consorzio dei comuni del Bacino lacustre. Così la Regione, dopo numerosi incontri,  ha dovuto prendere atto delle violazioni di Acea. Spiega l'ente presieduto da Nicola Zingaretti: “Un Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici (il n. 1170/1990) ha concesso all’Azienda Comunale Elettricità Acque – Acea di prelevare acqua dal lago di Bracciano per usi potabili, assicurando comunque il mantenimento delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali. Per tale ragione, proprio nella Relazione Generale del Progetto del Nuovo Acquedotto del lago di Bracciano, redatto dalla stessa Acea, alla lettera b di pagina 39 si definiva il livello idrometrico minimo concesso per le captazioni, fissandolo a m. 161,90 sopra il livello del mare. Anzi, a tale proposito, si prescriveva quanto segue: “verranno inserite le saracinesche di apertura e chiusura ed un sifone idraulico che provveda a disinnescare automaticamente le condotte, non appena il livello dell’acqua scende sotto la quota minima di m 161,90 Attualmente il livello del lago di Bracciano è al di sotto di questa quota minima prefissata, e ancor più lontano dallo zero idromedrico che corrisponde a quota 163,04”.

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