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Giovedì, 20 Giugno 2024
La scelta / Udine

La specializzanda aggredita in ospedale: "Lascio, non farò più il medico"

La decisione di Adelaide Andriani, la dottoressa 28enne aggredita mentre era di turno come guardia medica a Udine: "Questo episodio mi ha fatto decidere". Il sindacato dei medici chiede l'esercito

"Questo episodio è stata l'occasione per decidere di fare altro". Sono le parole di Adelaide Andriani, la 28enne specializzanda aggredita a Udine mentre era di turno come guardia medica. La giovane dottoressa ha riferito la difficile decisione al vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia e assessore alla sanità Riccardo Riccardi, che poi ha comunicato la notizia al termine di un incontro con Andriani e la collega Giada Aveni, intervenuta in difesa della collega denunciando l'accaduto sui social. Riccardi ha precisato che "prima di tutto le due dottoresse stanno bene. Hanno parlato con noi di quello che è accaduto e di come hanno vissuto questa brutta esperienza".

Aggressioni in crescita: chiesto l'esercito

Le aggressioni in corsia sono "un fenomeno in crescita e sempre più insopportabile, che va arginato inviando nelle strutture ospedaliere le Forze dell'Ordine, eventualmente anche l'esercito, per garantire l'ordine pubblico". A chiederlo è il sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed, che per tutelare il personale sanitario dalla violenza propone l'operazione "Ospedali sicuri". Le aggressioni che si verificano negli ospedali di tutta Italia ai danni di medici, infermieri e operatori sanitari, spiega Guido Quici, presidente della Federazione Cimo Fesmed, "sono ormai all'ordine del giorno". "Militarizzare i luoghi di cura potrà apparire una misura esagerata, ma ci troviamo di fronte ad un'emergenza che richiede un intervento straordinario. Proponiamo allora l'avvio di un'operazione 'Ospedali sicuri', sulla scia di 'Strade sicure', per tutelare il personale sanitario e disincentivare le azioni violente". Vista "la grave crisi che sta investendo il Servizio sanitario nazionale, con liste d'attesa infinite, pronto soccorso affollati, carenza di posti letto e di personale ed assistenza territoriale limitata, la situazione - conclude Quici - non potrà che peggiorare. Dunque l'esasperazione e la rabbia dei pazienti non potranno che aumentare, insieme al rischio di un aumento delle azioni violente".

La risposta dell'Esercito: "Pronti a fronteggiare ogni evenienza"

La replica dell'Esercito. "Siamo esecutori di ordini e siamo pronti a fronteggiare qualsiasi evenienza, ma è proprio necessario che sia l'Esercito a occuparsi di queste mansioni? Anche perché distoglieremmo gli uomini da altri incarichi". Così il Cocer dell'Esercito, con il delegato Gennaro Galantuomo, in merito alla richiesta di alcuni sindacati dei medici di avere i militari negli ospedali. "L'Italia - sottolinea - è un paese abituato a fronteggiare le emergenze con l'Esercito. Siamo esecutori di ordini, ma l'importante è che vengano date consegne specifiche, altrimenti sarebbe imbarazzante svolgere funzioni che di solito svolgono le forze di polizia".

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