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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Il caso / Rimini

Adunata degli alpini: c'è la prima denuncia per molestie sessuali

Secondo le attiviste di "Non una di meno" le segnalazioni sarebbero oltre 160

Tiene banco il caso delle molestie segnalate durante la 93esima adunata nazionale degli alpini, che quest'anno si è tenuta a Rimini dal 5 all'8 maggio. Ieri una 26enne, accompagnata dal suo avvocato, si è presentata alla stazione dei Carabinieri di via Destra del Porto per sporgere denuncia contro ignoti riferendo di essere stata afferrata a un braccio e ricoperta di insulti e frasi a sfondo sessuale da tre individui vestiti da alpini. Il reato denunciato è molestie. Si tratta della prima denuncia arrivata alle forze dell'ordine, ma secondo le attiviste di "Non una di meno Rimini" i casi analoghi potrebbero però essere molti di più. 

"Sono oltre 160 le segnalazioni che ci sono arrivate di molestie e catcalling da parte di alpini ai danni di donne e soggettività lgbtqia+ di ogni età, ancor più pesanti quelle subite sul luogo di lavoro da chi non può rispondere a tono o sottrarsi a questa violenza" scrivono in una nota. "Come dal miglior copione della violenza patriarcale, ai commenti sessisti seguono quelli razzisti con vari inviti a persone nere e razzializzate a 'tornare a casa loro', senza contare che queste persone sono già a casa propria, sono cittadini di Rimini mentre gli invasori a ben guardare sono dei pennuti militari".

"Come 'Non Una di Meno Rimini' daremo supporto a chiunque voglia denunciare le molestie subite" si legge ancora nella nota. "Alcune donne hanno infatti deciso di denunciare e ci hanno contattato per chiedere il nostro supporto che non tarderà ad arrivare. Ci stiamo attivando proprio in queste ore per presentare le denunce tramite i nostri avvocati di fiducia e per accompagnare in questura chiunque ne faccia richiesta. Chiediamo che queste adunate non si ripetano mai più in nessuna città".

"Il corpo è sano, gli alpini con le molestie non c'entrano"

"Giù le mani dagli alpini. Il Corpo è sano. Sono degli eroi, e con le molestie non c'entrano nulla" dice invece Oriana Papais, 52 anni, capogruppo dell'Associazione nazionale alpini a San Vito al Tagliamento (Pn). "Arrivare a questi estremi non fa proprio parte dell'essere alpino" sottolinea all'Adnkronos Papais che nel 2017 è tornata da Mosul, roccaforte dell'Isis in Iraq dove è stata da civile per lavorare alla ristrutturazione di una diga, mentre dal 2017 al 2020, sempre da civile, è stata anche in Afghanistan.

La sua ipotesi è un'altra. "A mio avviso si tratta di qualcuno che si è intrufolato. Comprare un cappello e una camicia non è così difficile. È stato molto facile farlo, perché comunque c'era talmente tanta gente che chiunque poteva 'camuffarsi' da alpino. È la prima volta che succede una cosa del genere. Probabilmente la pandemia ha fatto male a tutti".

La nota ufficiale degli alpini

L'Associazione Nazionale Alpini aveva già invitato nei giorni scorsi a non generalizzare, spiegando che "quando si concentrano in una sola località centinaia di migliaia di persone per festeggiare è quasi fisiologico che possano verificarsi episodi di maleducazione, che però non possono certo inficiare il valore dei messaggi di pace, fratellanza, solidarietà e amore per la Patria che sono veicolati da oltre un secolo proprio dall'Adunata: messaggi che sono emersi in tutta la loro essenza sugli striscioni portati in sfilata domenica, con oltre 75mila penne nere provenienti da tutto il mondo".

Secondo l'Ana inoltre ci sarebbero "centinaia, se non migliaia, di giovani che pur non essendo alpini, approfittano della situazione: a costoro, per mescolarsi alla grande festa, basta infatti comperare un cappello alpino, per quanto non originale, su qualunque bancarella. Un occhio esperto riconosce subito un cappello 'taroccato', ma la tendenza è nella maggior parte dei casi a generalizzare. La grandissima maggioranza dei soci dell'Ana, poi, a causa della sospensione della leva nel 2004, oggi ha almeno 38 anni: quindi persone molto più giovani difficilmente sono autentici alpini".
 

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