Venerdì, 14 Maggio 2021
Un episodio da chiarire / Padova

Agente della polizia locale ferma un 25enne in modalità "I can't breathe". Polemica a Padova

L'assessore alla sicurezza Bonavina mette le mani avanti ed esclude che ci sia una correlazione tra il colore della pelle del giovane e le modalità del fermo: "Ma se venissero ravvisati comportamenti scorretti, non consoni o addirittura abusi, prenderemo i dovuti provvedimenti". Il video circola in rete

"Mi state umiliando, mi state umiliando", lo ripete più volte. E' un episodio che sta facendo discutere quello che si è consumato ieri a Padova, in via Umberto I. A un giovane su una bicicletta sportiva, una Bmx da freestyle, viene intimato di fermarsi da quattro agenti della Polizia Locale. Forse perché le bici di quel tipo non hanno un sistema di frenata tradizionale, questa è un po' lunga e si innesca così un fraintendimento che per fortuna non porta a più gravi conseguenze. 

Il giovane, come si vede da un video che sta circolando sui social, viene bloccato dagli agenti che gli chiedono un documento per l'identificazione. Ha con sé il codice fiscale, come dice più volte, ma per gli agenti non basta: "Con quello potete identificarmi", dice quando ormai la situazione ha preso una brutta piega. Uno dei quattro agenti, spiega PadovaOggi, afferra da dietro il ragazzo, per il collo, senza lasciare la presa. Chi filma cerca di calmare la situazione, ma sono tante le persone che invitano gli agenti ad avere un atteggiamento meno aggressivo sul giovane. 

"Quando mi sono state sottoposte le immagini che circolavano in rete ho subito chiesto un dettagliato rapporto su quanto accaduto al Comando della Polizia Locale. Questo perché, pur nella mia massima fiducia sulla professionalità dei nostri agenti che sono certo non agiscono su basi discriminatorie ma sono un corpo a servizio di tutti i cittadini e della legalità, era corretto avere un quadro preciso di cosa fosse accaduto e di come si sia arrivati al fermo documentato anche dalle immagini", ha fatto sapere l'assessore alla sicurezza, Diego Bonavina.

L'assessore mette le mani avanti ed esclude che ci sia una correlazione tra il colore della pelle del venticinquenne residente a Padova e le modalità del fermo. "Non serve in questa sede ribadire che la nostra amministrazione, da sempre e coi fatti, ha dimostrato di essere attenta ai diritti di tutti quanto ai doveri e ha sempre attuato politiche di rispetto delle persone come della legalità, dell’inclusione, e soprattutto volte a combattere ogni forma di xenofobia. Capisco che questi episodi siano sempre spiacevoli per tutti, agenti compresi, soprattutto in un clima in cui legittimamente e da più parti, anche sulla base di episodi gravi avvenuti negli Stati Uniti, si è chiesta una policy di trasparenza e proporzionalità nell’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, ma mi sento di escludere che il caso in oggetto nasca da quell’humus culturale sbagliato e correttamente condannato". L'assessore Bonavina ha però fatto sapere, contattato direttamente, che "se sarà ravvisato che ci sono stati comportamenti scorretti, non consoni o addirittura abusi, in quel caso ci potrebbero delle conseguenze". 

L'assessore: "Non si è fermato all'alt e ha tentato la fuga"

L'assessore entra nella dinamica del fermo: "La persona in questione ha rifiutato di fermarsi all’alt degli agenti, ha rifiutato di fornire i documenti di identificazione e ha infine tentato la fuga. Tutti questi aspetti integrano reati penali e necessariamente prevedono che il personale di polizia proceda con l’identificazione, poiché non era dato sapere in quel momento quali fossero i motivi per cui la persona opponeva resistenza e tentava la fuga. In questo momento è in corso un procedimento di polizia giudiziaria per i reati commessi. La persona è dotata di un avvocato come previsto dal codice di procedura penale e ora, nelle sedi previste e con le autorità preposte, si procederà alla verifica dei fatti e a fare quindi chiarezza su quanto avvenuto". Detto questo, come anche il ruolo impone, l'assessore ha ribadito, proprio per evitare casi come questo, l'importanza della Body Cam per gli agenti: "Ci tengo a ribadire, a dimostrazione di quanto siano per noi importanti il rispetto dei diritti e della trasparenza tanto per gli agenti quanto per tutti i cittadini, che siamo tra le prime città in Italia ad introdurre l’uso massiccio delle body cam, ovvero dispositivi in gradi di certificare sia eventuali aggressioni agli agenti sia, viceversa, eventuali comportamenti non idonei da parte degli agenti. Una cosa è certa e va ribadita: le regole valgono per tutti e vanno rispettate e io non posso che considerare positivamente in termini più generali lo sforzo di tutte le forze dell’ordine che ogni giorno lavorano a servizio della comunità per la tutela di tutti". 
 

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