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Venerdì, 21 Giugno 2024
Cronaca Messina

Agguato al presidente del Parco dei Nebrodi: "E' stata la mafia"

Un commando ha aperto il fuoco contro l'auto su cui viaggiava Giuseppe Antoci, che in passato aveva denunciato la mafia dei pascoli ed era stato più volte minacciato. "So chi mi vuole morto", ha detto Antoci, che punta il dito anche contro la 'ndrangheta

MESSINA - Agguato nella notte contro Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi. Due persone hanno sparato colpi di fucile contro l'auto su cui viaggiava Antoci lungo la statale che collega San Fratello a Cesarà, nel messinese. Antoci era già da tempo sotto tutela dopo altri episodi di intimidazione. Proprio uno degli agenti della scorta ha risposto al fuoco, mettendo in fuga i due assalitori. Al conflitto a fuoco ha partecipato anche l'equipaggio di una seconda macchina della polizia, dove a bordo viaggiava il dirigente del commissariato di Stato di Sant'Agata di Militello, Daniele Manganaro.

L'AGGUATO SUI TORNANTI - Il presidente stava tornando da una manifetazione a Cesarò quando il corteo di auto è stato bloccato sui tornanti di montagna da alcune grosse pietre in mezzo alla carreggiata. Il commando a quel punto ha aperto il fuoco contro la vettura su cui viaggiava Antoci, sparando prima sui copertoni e poi all'abitacolo, ma la carrozzeria blindata ha fermato i proiettili. Dopo la sparatoria, il presidente e un agente sono poi stati condotti per precauzione all'ospedale di Sant'Agata Militello, ma non sono feriti. 

"SO CHI MI VUOLE MORTO" - "E' stato un agguato", sono state le parole di Antoci, riportate da Repubblica. "Sono certo di chi siano i mandanti, sono i mafiosi dei Nebrodi ma anche la 'ndrangheta, perché il protocollo che abbiamo messo in atto qui in Sicilia sarà applicato anche in Calabria. Il Consiglio regionale si è già determinato sulla sua approvazione. So chi mi vuole morto". Il prefetto di Messina ha convocato per oggi il Comitato per l'ordine e la sicurezza, e del caso si sta occupando anche la Direzione nazionale antimafia. Di recente il caso dei terreni concessi alla mafia è approdato anche in Parlamento, che ha sollecitato l'intervento del governo nazionale e regionale.

LA REPLICA DI CROCETTA - Il "vile attentato" contro Antoci si lega "alla battaglia contro la mafia dei pascoli e all'azione di moralizzazione che stiamo portando avanti, che ha già portato a diversi arresti sul territorio", ha detto il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, sottolineando che ora "occorre rafforzare le misure di sicurezza a favore di Antoci e intensificare l'azione di lotta contro la mafia dei Nebrodi, che pensa ancora di essere potente e immune. Dobbiamo liberare la provincia di Messina dalla mafia dei colletti bianchi e da quella che nei territori esercita un potere violento verso i cittadini. Questa mattina insieme al sindaco di Santo Stefano di Camastra sono già stato a trovare Antoci presso la sua abitazione, nel pomeriggio alle 15 incontrerà la stampa per una conferenza stampa di solidarietà, per parlare delle battaglie che su quel territorio stiamo combattendo insieme".

LA "MAFIA DEI PASCOLI" - Da tempo Antoci vive sotto scorta dopo aver ricevuto pensati minacce per la sua azione di contrasto alla cosiddetta "mafia dei pascoli". Come ricorda LiveSicilia, dopo la sottoscrizione del protocollo di legalità che ha reso obbligatoria la presentazione del certificato antimafia per i concessionari, sono stati annullati una serie di contratti di concessione per terreni demaniali. I controlli hanno riguardato anche terreni pubblici con un valore inferiore ai 150mila euro e sono state revocate assegnazioni per 4mila ettari di terreno, sui quali - scrive il sito - erano "piovuti anche fondi, per lo più europei, per due milioni e mezzo di euro all'anno". 

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