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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Napoli

Sparatoria in un bar di Arzano, cinque feriti: un raid di camorra in “onore” del boss

Secondo le indagini dei carabinieri intervenuti sul posto, tre dei feriti sono vicini al clan della “167”. Coinvolte anche due persone innocenti

Tutti i giornali nazionali hanno dato ampio risalto all’agguato che, mercoledì sera, ha visto il ferimento di cinque persone in un bar di Arzano, alle porte di Napoli. Secondo le indagini dei carabinieri intervenuti sul posto, tre dei feriti sono vicini al clan della “167”, dal nome dell’omonimo complesso di edilizia popolare. Sarebbero due, e non una, le persone estranee a dinamiche criminali rimaste ferite ieri nella sparatoria. Secondo gli investigatori, oltre Mario Abate - idraulico 61enne che viaggiava su una Opel Astra e che si era fermato nel bar per bere qualcosa al termine di una lunga e faticosa giornata di lavoro - anche Roberto Lastra, 36 anni, è una vittima innocente dell'agguato che aveva come obiettivo Salvatore Petrillo e altre due persone. Roberto Lastra, incensurato, ha riportato ferite non gravi ed è ricoverato, non in pericolo di vita, nell'ospedale di Frattamaggiore. Mario Abate, invece, è rimasto ferito a un piede. Proseguono gli accertamenti dei Carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

L’agguato potrebbe essere un omaggio per la scarcerazione del boss Giosuè Belgiorno

Il principale obiettivo dei sicari, senza ombra di dubbio, era Salvatore Petrillo, nipote del boss locale Pasquale Cristiano. Tutti i feriti sono in ospedale e nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita. Questa sparatoria, però, potrebbe avere una motivazione molto più grottesca. Nel giorno del raid è stato scarcerato il boss Giosuè Belgiorno, detto “Il grande”, notoriamente vicino ai Pagano del clan Amato-Pagano. Belgiorno era finito in carcere per l’omicidio del ras locale Antonino D’Andò, ma era stato liberato a causa delle sue condizioni di salute, in piena pandemia. Lo scorso anno era tornato in libertà per poi tornare nuovamente in carcere, a Frosinone, e scontare un residuo di pena. La sera, infatti, erano stati fatti esplodere anche dei fuochi d’artificio in via Zanardelli, ad Arzano, dopo la scarcerazione di colui che è sempre stato il braccio destro del boss degli Scissionisti Cesare Pagano.Tutto lascia pensare che l’agguato e il conseguente ferimento di due innocenti potrebbe essere “un omaggio” per strappare un sorriso al boss finalmente libero. Un atto di ossequio in pieno stile “Gomorra” che, come spesso accaduto nel corso della storia, ha finito per coinvolgere anche chi non c’entrava nulla.

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