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Lunedì, 20 Maggio 2024
Truffe internazionali

Così i fondi europei sono finiti a foraggiare le agromafie: bastava un'autocertificazione

Semplici truffe, ma anche estorsioni, minacce e mazzette per impadronirsi di miliardi di sussidi pubblici, nel silenzio generale dei funzionari che dovevano controllarli. L'uomo che ha provato a fermarli, Giuseppe Antoci, vuole convincere Bruxelles a dotarsi degli strumenti utili perché le organizzazioni criminali operano ormai in tutta Europa

La storia dei fondi europei per lo sviluppo rurale, sottratti dalle famiglie mafiose non solo allo Stato, ma innanzitutto agli agricoltori onesti, è costellata da una lunga lista di minacce e truffe, di terreni lasciati incolti o senza recuperare il raccolto, di contratti di affitto firmati da persone decedute, di animali ammazzati per intimidire, di macchinari acquistati a prezzi gonfiati con la connivenza delle aziende produttrici. Parte dal Parco dei Nebrodi in Sicilia questa storia e passando per la Calabria, la Puglia, l'Abruzzo, sperimentando metodi sempre nuovi per impossessarsi di miliardi stanziati dall'Unione Europea per sostenere l'agricoltura, approda a Bruxelles. A sorprendere è la facilità con cui le organizzazioni criminali nell'arco di circa trent'anni sono venute in possesso di cifre esorbitanti, il cui calcolo risulta tuttora difficile da quantificare. Hanno approfittato di un intreccio di silenzi, intimidazioni, estorsioni, ma anche di piccoli favori di paese e connivenze. A lasciare sbalorditi è l'assenza di controlli. Per anni. Nonostante il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida rassicuri che non c'è più spazio per le frodi sulla Politica agricola comune (Pac), la cronaca recente testimonia un sistema ancora diffuso in tante regioni d'Italia e d'Europa. Se Bruxelles non adotterà sistemi efficaci e validi per tutti gli Stati, oltre ai fondi agricoli, nelle mani della criminalità organizzata finiranno anche quelli del Pnrr e gli investimenti programmati per la protezione dell'ambiente, le rinnovabili e il contrasto ai cambiamenti climatici. Oltre che le terre, la mafia si mangerà il nostro futuro.

Il buco nero dei fondi agricoli dell'Ue

L'ufficio europeo antifrode (Olaf) ha riconosciuto un picco nei tentativi di frode del 2022 nel settore agricolo, coi beneficiari che hanno fatto ricorso a fatture false, o dichiarato attrezzature come nuove quando in realtà sono di seconda mano, o manipolato le offerte nel contesto degli appalti. In tanti casi basta che il richiedente fornisca informazioni false (e nessuno controlli) per essere selezionati, ricevere un anticipo o soddisfare i criteri di accesso a un regime di sostegno come quello della Politica agricola comune. In tantissimi casi a realizzare questi imbrogli sono esponenti della criminalità organizzata. Secondo nuove indagini, anche le sorelle di Matteo Messina Denaro avrebbero approfittato dei soldi per lo sviluppo rurale. Ma quanti "piccioli" sarebbero stati sottratti?  

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Il procuratore aggiunto di Messina, Vito di Giorgio, in Commissione Nazionale antimafia ha precisato che la sola operazione del maxi "Processo dei Nebrodi" ha riguardato un bacino di circa 1,5 miliardi di euro. Il processo sulle truffe agricole in questa zona della Sicilia incastonata tra Messina e Palermo vede coinvolti novantasei imputati. In attesa dell'appello che si è aperto a febbraio di quest'anno, in primo grado il procedimento si è chiuso con condanne per un totale di 600 anni di carcere, confische per oltre 4 milioni di euro e 10 assoluzioni.

Terreni agricoli finti, ma soldi veri

"Le modalità prevedevano che un pezzo dell'aeroporto di Punta Raisi di Palermo o una parte del terreno della base militare di Niscemi del Muos risultassero terreni agricoli. Ci sono poi decine di comuni che erano nei fascicoli aziendali dei mafiosi che lucravano sui fondi europei per l'agricoltura in territori dove di agricolo non c'era nulla", ha spiegato a Today.it Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi che nel 2015 ha scoperchiato quel vaso di Pandora. "Ci sono poi decine e decine di terreni lasciati in eredità da un lontano parente. Quando i nuovi proprietari se ne interessavano, magari dopo anni, scoprivano che le terre erano vincolate dall'Agea, l'ente erogatore dei fondi per l'agricoltura, sulla base di contratti d'affitto firmati cinque o sei anni prima dal parente, seppur già morto venti anni prima", ha aggiunto Antoci.

Le famiglie mafiose truffavano così lo Stato italiano e l'Unione Europea, risultando  intestatari di decine di ettari di terreni e beneficiando per questo di centinaia di migliaia di euro. "Tutto questo accadeva mentre noi commemoravamo le morti delle stragi. Flussi di bonifici bancari dall'Europa raggiungevano le tasche di chi probabilmente quelle stragi le ha armate", ricorda Antoci, che ha deciso di candidarsi alle elezioni europee del 9 giugno col Movimento 5 Stelle e il 19 aprile al Parlamento europeo è stato ospite di una conferenza dedicata alle agromafie.  

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Le soglie ridicole dei controlli antimafia

Durante gli anni alla guida del parco, Antoci si rende conto che le soglie per attivare i controlli sono altissime: al di sotto dei 150mila euro bastava una semplice autocertificazione per evitare le verifiche antimafia. Di concerto con le autorità giudiziarie e investigative, l'allora presidente propone allora uno strumento fondamentale, un protocollo adottato prima dalla Regione Sicilia e nel 2017 dallo Stato italiano. È bastato abbassare drasticamente le soglie (cioè a zero) per l'obbligatorietà del certificato antimafia e affidare alla prefettura i controlli sulle richieste di affitto dei terreni agricoli, che sono scattate centinaia di custodie cautelari e sequestri preventivi di beni. Prima in Sicilia, poi in tutta Italia. La mafia non ha gradito. Scampato ad un attentato con la sua scorta nel 2016, Antoci è stato rimosso da presidente del Parco nel 2019 con una manovra di spoil system politico. Il "suo" protocollo continua intanto a dare i suoi frutti.

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"Cinque anni dopo l'attentato, il direttore generale di Agea rivelò che solo la provincia di Enna aveva avuto mancate erogazioni per 92 milioni di euro in un anno grazie al protocollo. Se si moltiplica per la programmazione europea che dura sette anni, possiamo solo immaginare quante erogazioni illecite in Sicilia, in Calabria, in Puglia e in Italia in generale sono venute a mancare grazie ad una norma che oggi è legge dello Stato ed è un cardine del nuovo codice Antimafia. Se oggi quelle somme non vengono erogate, significa che prima si erogavano alle famiglie mafiose", ha ricordato Antoci. Il fenomeno non si limita ai confini dello Stivale. Se ne è resa conto anche la Commissione europea, ma soprattutto l'Olaf. 

La truffa foggiana del Grande Carro

L'ultima operazione, ribattezzata "Grande Carro", ha come protagonista il gruppo criminale "Società foggiana", attiva in Puglia. Secondo gli inquirenti dell'Olaf i criminali hanno acquistato macchinari con il sostegno dei fondi dell'Ue a un prezzo gonfiato. Dichiarati come nuovi, i macchinari in realtà erano di seconda mano o acquistati ad un prezzo molto più basso di quello ufficiale. Tutto questo era possibile perché sia le società di vendita che quelle di acquisto avevano legami con i truffatori. I profitti illeciti ricavati sono stati riciclati e rispediti nelle tasche delle persone che avevano avviato lo schema. Una frode sofisticata che ha toccato ben sette Stati membri dell'Ue. 

Insieme all'Italia, sono coinvolte Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Irlanda, Portogallo e Romania, dove erano state istituite società fittizie per coprire le tracce di frode e facilitare il riciclaggio di denaro. Nonostante l'aumento dei controlli, la "mafia dei pascoli" riesce spesso ad aggirarli spostando i propri centri operativi nel resto d'Europa, attratta dalla vertiginosa quantità di denaro messa a disposizione dalla Politica agricola comune, la cui nuova  programmazione è entrata in vigore lo scorso anno e durerà fino al 2027. Mentre gli agricoltori mettevano a ferro e fuoco Bruxelles, protestando contro burocrazia e siepi da piantare, i criminali hanno continuato ad agire quasi indisturbati.

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Contadini e colletti bianchi

L'altro volto di questa storia è quello dei contadini onesti, a cui in molti casi sono stati sottratti terreni o la tranquillità di vivere, obbligati a dover controllare costantemente le proprie fattorie per impedire ai mafiosi di incendiare i terreni o ammazzare il bestiame. "I veri agricoltori pagano due volte: una perché non prendono i fondi, due perché vengono minacciati e tenuti sotto scacco con la violenza", ha ricordato Antoci, che punta il dito contro i "colletti bianchi" che quei soprusi li hanno consentiti o sui quali hanno taciuto. 

La mafia dei Nebrodi continua ad arricchirsi con i fondi Ue, tre pentiti dietro la nuova ondata di arresti

"In questa vicenda avevano un tornaconto tutti, perché dentro quel sistema oleato che consentiva l'accaparramento dei fondi c'era la borghesia mafiosa, quindi funzionari che non facevano il loro dovere, come i notai, i funzionari dell'Agea che non hanno controllato, il personale dei Centri agricoli che si prendevano questa cartellina con dentro l'autocertificazione antimafia consegnata anche da persone che avevano fatto per oltre dieci anni il 41 bis, e la spedivano all'ente erogatore", ha sottolineato Antoci. Un sistema dove silenzio e connivenza hanno giocato un ruolo fondamentale e che oggi in Europa ha assunto nuove sembianze, in Paesi dove si crede che questo genere di cose non possano accadere. 

Negazionismo europeo

In altri Stati dell'Ue le azioni della criminalità organizzata troppo spesso restano confinate nei trafiletti di cronaca nera o ridotte a scontri tra baby-gang o tra tossici in lotta per una dose. Come in Belgio, dove nel giro di poche settimane ci sono stati svariati attentati anche a poche centinaia di metri dal Parlamento europeo senza che questo scatenasse un dibattito serio sul tema. A fronte di norme italiane diventate più severe, qualche Stato storce il naso ad applicarle nei propri confini, pensando di essere esente da certi fenomeni. "L'accaparramento deriva dalla corruttibilità, sia a livello comunale, regionale che nazionale, ma solo leggi internazionali possono impedire che questi fenomeni si spostino", ha detto a Today.it Marcella Militello, già militante di Libera e che a Bruxelles ha fondato "Basta! Antimafia belga: passi verso la consapevolezza!". L'associazione promuove un approccio europeo e multilivello di lotta ai fenomeni criminali. 

"Servono regole rigide e valide per tutti i Paesi membri, smettendo di pensare che la mafia sia un fenomeno puramente culturale. Dell'apertura delle frontiere e del mercato unico non ne ha beneficiato solo la 'generazione Erasmus,' ma anche i criminali", ha precisato la fondatrice di Basta!, che durante la conferenza dedicata alle agro-mafie presenterà il Manifesto di Chance, un network di organizzazioni che chiede ai partiti europei di aderire a richieste specifiche per combattere le mafie. "Non è sufficiente inasprire le leggi e non bisogna tradurre la legalità solo in maggiore burocrazia. Le organizzazioni criminali  sono quelle che dispongono di più fondi per pagare esperti in grado di aggirare le norme", ha precisato Militello. "Servono innanzitutto più controlli e aumentare al tempo stesso lo scambio di buone pratiche. I funzionari delle pubbliche amministrazioni che si sono resi conto dell'appropriazione illecita di fondi devono potersi confrontare tra loro in Europa sugli strumenti da adottare per impedire le truffe", ha evidenziato l'attivista. Capaci di trasformarsi costantemente, le mafie si muovono sempre nella direzione migliore e meno rischiosa per accaparrarsi soldi. Bisognerà tenere gli occhi aperti sui bandi che l'Unione europea ha lanciato in materia di tutela dell'ambiente, contrasto ai cambiamenti climatici e rinnovabili. Senza aderire al partito silenzio.

L'immagine di copertina dell'articolo è uno screenshot dal documentario "Fondi rubati all'agricoltura" di Diego Gandolfo e Alessandro di Nunzio, per gentile concessione degli autori

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