Martedì, 13 Aprile 2021

Garlasco, Stasi chiede la revisione della sentenza: "Trovati argomenti decisivi"

La difesa dell'ex Bocconiano prova a ribaltare il verdetto della Cassazione: "Abbiamo scelto argomenti nuovi, mai valutati prima"

Alberto Stasi, ANSA

Alberto Stasi spera ancora in un colpo di scena. La difesa dell'ex bocconiano, condannato a 16 anni di carcere  per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, ha depositato una istanza di revisione della sentenza per provare a riaprire il caso. Lo ha confermato all'Adnkronos Laura Panciroli, legale di Stasi dallo scorso dicembre. "Senza entrare nel merito dei contenuti dell'istanza, posso dire che abbiamo scelto argomenti nuovi, mai valutati prima, e a nostro avviso decisivi e seri". 

Garlasco, Stasi chiede la revisione della sentenza: "È stata una forzatura"

"Quella sentenza - ha spiegato Panciroli - è stata una forzatura, censurabile sotto tanti punti di vista. Nel tempo si sono aperti nuovi scenari, noi ci siamo concentrati su quelli più argomentabili". Si attende ora l'eventuale ammissibilità della richiesta da parte della corte di Appello di Brescia. "Siamo sereni rispetto alla valutazione della corte", ha concluso l'avvocato. 

L'avvocato della famiglia Poggi: "Un suo diritto chiedere la revisione"

"È chiaramente suo diritto insistere con tutte le revisioni che vuole" ha commentato l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, raggiunto da Askanews. 

"Questo nuovo difensore - ha aggiunto - subentra dopo che una quarantina di giudici, un centinaio tra consulenti e periti e i precedenti difensori di Stasi evidentemente a suo dire non hanno visto elementi essenziali". Il legale ha poi evidenziato che "non è assolutamente vero che le condanne di Stasi siano intervenute sugli stessi elementi per i quali era stato assolto in precedenza".

Il precedente

Già a maggio del 2017 Stasi aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza d'appello contestando un "errore di fatto" commesso dai giudici relativo alla mancata ammissione di prove dichiarative nel processo d'appello-bis. Un ricorso poi bocciato dalla Cassazione che confermò la condanna all'ex bocconiano. 

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