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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca Frosinone

Boss della camorra evade dal carcere: è caccia al "macellaio"

Il boss Alessandro Menditti, di Recale (Caserta), erede della famiglia camorristica dei «macellai» e affiliato al clan Belforte, arrestato nel 2012, è evaso nella notte dal carcere di Frosinone

Il boss Alessandro Menditti, di Recale (Caserta), erede della famiglia camorristica dei «macellai» e affiliato al clan Belforte, arrestato nel 2012, è evaso nella notte dal carcere di Frosinone insieme con un detenuto albanese che però è stato catturato subito.

Menditti, vicino anche ai Casalesi secondo gli investigatori, è riuscito a scappare calandosi con lenzuola annodate e trasformate in una corda dopo aver segato le sbarre di una finestra, dietro al televisore. Poi lui e l’albanese hanno raggiunto il tetto del carcere da dove si sono calati ma il secondo, trovato peraltro in possesso di due telefonini, è caduto procurandosi lesioni alla colonna vertebrale. 

I due erano reclusi in regime di alta sicurezza secondo il sindacato Fns Cisl. Menditti deve ancora scontare dieci anni di carcere. Battute sono in corso sia nel Lazio sia in Campania per rintracciare l’evaso. Massimo Costantino, segretario Fns Cisl Lazio: "Da tempo denunciamo la mancanza di personale e il sovraffollamento del carcere".

Poche ore prima un uomo di 35 anni di origine albanese - condannato per rapina e reati contro il patrimonio - era evaso dal carcere San Michele di Alessandria, dove era detenuto con regime di semi-libertà. L'uomo avrebbe approfittato di un problema alle telecamere poste sulla recinzione della prigione per far perdere le sue tracce mentre stava effettuando dei lavori di pulizia nell'area tra il muro di cinta e il parcheggio del penitenzionario.

A denunciare l'episodio è stato il segretario dell'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria Leo Beneduci: "Per quanto è dato di conoscere c'era un solo appartenente al Corpo che doveva sorvegliare cinque detenuti che lavoravano all'esterno del carcere in svariati luoghi e ciò a causa della gravissima carenza di personale di Polizia Penitenziaria; peraltro a causa del malfunzionamento delle telecamere non vi era possibilità di accorgersi di alcunché atteso anche che non sono presenti le sentinelle sul muro di cinta".

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