Venerdì, 6 Agosto 2021
Cronaca Siria

Alessandro Sandrini, l'italiano rapito in Siria: "Lo Stato vuole farmi morire qui"

La telefonata alla madre, la quarta dall'inizio dell'incubo, è partita da un numero che ha agganciato una cella siriana. La Farnesina e la procura di Brescia sono al lavoro da mesi

"Lo Stato italiano non sta facendo nulla per me e vuole farmi morire qui". Sono queste le parole pronunciate da Alessandro Sandrini, il 33enne italiano originario di Folzano (Brescia), scomparso da oltre un anno durante un viaggio in Turchia - durante l'ultima telefonata alla madre.

La scomparsa di Sandrini

La vicenda è molto delicata. Alessandro Sandrini sostiene di essere stato sequestrato in Siria, e aveva contattato l'Italia già altre tre volte, il 19 ottobre e il 3 e il 22 dicembre dell'anno scorso. Per un anno intero dopo la scomparsa di lui non si avevano più notizie.

L'ultima telefonata alla madre, la più recente, risale invece a domenica scorsa: la chiamata, secondo i primi riscontri degli inquirenti, è partita da un numero che ha agganciato una cella siriana. 

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La telefonata alla madre

Sandrini ha chiesto poi alla madre un indirizzo mail sostenendo che i sequestratori sarebbero pronti ad inviare un video.

Dopo la denuncia della madre di Sandrini, la Farnesina e la procura di Brescia si erano messe al lavoro sul caso. Ma in questi mesi le novità sono state poche.

Il 33enne, operaio in cassa integrazione di un'azienda bresciana, era partito alla volta di Adana, città turca a 180 chilometri da Aleppo, il 3 ottobre del 2016. Il suo soggiorno nella località sarebbe dovuto durare una settimana.

"Mi hanno sequestrato il secondo giorno di vacanza. La sera mentre ero in strada a piedi", ha detto aggiungendo: "chi mi tiene sotto sequestro parla arabo e quando mi porta da mangiare ha il volto coperto. Non ce la faccio più".

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