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Lunedì, 22 Aprile 2024
Il caso / Milano

Bambina morta di stenti: perché il processo è rinviato e di cosa è accusata la mamma

La zia della piccola Diana: "A 18 mesi aveva diritto di vivere, non di pagare per sua madre". Alessia Pifferi rischia l'ergastolo

Un nuovo cambio di avvocato (il terzo) richiesto da Alessia Pifferi, in carcere dalla fine di luglio scorso, ha portato al rinvio dell'udienza all'8 maggio prossimo. La legale Alessia Pontenani, nominata nei giorni scorsi, ha chiesto infatti più tempo per preparare la strategia difensiva alla luce della "delicatezza e complessità del procedimento". All'apertura del processo a carico della donna, accusata di omicidio pluriaggravato della figlia Diana, la bambina di quasi 18 mesi morta di stenti dopo essere stata abbandonata nel luglio 2022 per sei giorni in un appartamento del quartiere Ponte Lambro a Milano, seduta nel posto riservato alle parti offese c'era anche la sorella Viviana, che nella prossima udienza si costituirà parte civile insieme alla madre Maria Assandri.

"Diana era la bimba più bella del mondo, non si meritava tutto questo, lei deve pagare per ciò che ha fatto", ha detto ai cronisti la sorella della 37enne Alessia, presente in aula. Entrambe le donne sono assistite dall'avvocato Emanuele De Mitri. "Deve pagare, Diana era una bambina che aveva diritto di vivere", ha aggiunto la zia, indossando una maglietta con una foto della nipote, fuori dall'aula.

Di cosa è accusata Alessia Pifferi

La procura ha contestato nell'imputazione di omicidio volontario anche l'aggravante della premeditazione, oltre a quelle di aver ucciso la figlia e dei motivi futili e abietti. La piccola, scrivono i pm nell'imputazione, "venne lasciata priva di assistenza e assolutamente incapace, per la tenerissima età, di badare a se stessa, senza peraltro generi alimentari sufficienti e in condizioni di palese ed evidente pericolo per la sua vita, pure legate alle alte temperature del periodo".

Tutto ciò causò "nella minore una forte disidratazione che portò alla morte".  Dopo aver chiuso la porta di casa, la donna se ne era andata dal compagno (non padre della bimba) in provincia di Bergamo. La 37enne, che aveva provato a chiedere il rito abbreviato, istanza respinta, ora rischia la condanna all'ergastolo. La difesa potrebbe puntare su un'istanza di perizia psichiatrica per valutare un eventuale vizio di mente al momento dei fatti.

Nella prossima udienza saranno trattate le questioni preliminari e la fase dell'ammissione prove. Il presidente della Corte ha spiegato che il processo sarà trattato "tra la seconda metà di giugno e la prima metà di luglio" e si potrebbe chiudere anche prima dell'estate, oppure a settembre.

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