Sabato, 20 Luglio 2024
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Il giallo di Alex Marangon: "Era preoccupato per il rito", c'è un buco di ore

Cosa non torna sulla morte del barman di 25 anni ritrovato senza vita nel Piave dopo aver partecipato ad un rito sciamanico. La madre: "Hanno paura di parlare". Due guaritori risulterebbero scomparsi

Sulla morte di Alex Marangon si allontana sempre di più l'ipotesi della caduta accidentale mentre assume rilievo quella dell'aggressione. L'autopsia sul corpo ha infatti rivelato che il 25enne aveva numerose costole rotte, fratture presenti soprattutto sul lato sinistro del corpo e che risultano compatibili con dei colpi di bastone o di una pietra. Si tratta di un dettaglio importante che si aggiunge alle informazioni già emerse sul corpo: un colpo alla testa, l’occhio tumefatto, lividi al torace, un'emorragia interna. Tutte informazioni che spingono verso lo scenario della morte violenta e la procura indaga infatti per omicidio volontario a carico di ignoti.

"Alex aveva paura del rito": la confidenza all'amico

Alex è stato ritrovato esanime nel greto del fiume all'alba del 30 giugno, dopo aver partecipato ad una festa nell'abbazia sconsacrata di Santa Bona con una ventina di invitati circa, durante la quale si era tenuto un rito sciamanico. Non il primo a cui Alex partecipI proprietari dell’abbazia sono i conti Da Sacco che a loro volta si sono affidati ad un legale, Cesare Dal Maso, per tutelare il buon nome della famiglia.ava: secondo quanto emerso, il giovane aveva già preso parte a due simili cerimonie con musica e somministrazione di sostanze psichedelici come l'ayahuasca, ma prima dell'ultimo raduno aveva espresso "timori e preoccupazioni". Lo avrebbe confidato a un amico, secondo quanto emerso da ambienti vicini alla famiglia.

Le indagini si concentrano sulla raccolta delle testimonianze: oggi, 8 luglio, verranno ascoltati dai carabinieri altri 5 partecipanti al raduno, mentre è previsto un nuovo sopralluogo sia nell'abbazia sia lungo tutto il tragitto del Piave fino a Ciano. Gli inquirenti si concentrano sulla ricostruzione delle tre ore di buco tra il momento in cui il giovane si è allontanato dagli altri - le 3 di notte circa - e quello in cui il proprietario dell'area ha chiesto l'intervento dei carabinieri dopo aver rivenuto il corpo.

Secondo la madre, tra i partecipanti ci sarebbe qualcuno che sa di più di quanto dice. "Hanno paura, hanno paura di parlare - ha detto in un intervento al Tg1 - però a questo punto faccio loro un appello affinché veramente venga fuori tutto e dicano qualcosa, perché non può finire così la faccenda. Bisogna che venga a galla tutto quanto per la giustizia e per Alex che non c'è più".

Fuggito dall'abbazia verso il bosco: la ricostruzione delle 3 ore di buco

Sono tanti i frammenti che mancano su quel lasso di tempo di tre ore. La ricostruzione degli eventi è parziale e lacunosa: secondo quanto raccontato dai presenti, intorno alle 3 Alex si sarebbe alzato in piedi nella sala del concerto gridando "No, no" e altre parole che non sarebbero state comprese da chi gli stava vicino. Quindi sarebbe uscito dall'abbazia correndo, dirigendosi verso il bosco vicino. Uno dei presenti lo avrebbe seguito ma lo avrebbe perso di vista e sarebbe quindi rientrato nella sala per avvertire gli altri. Un gruppetto di persone sarebbe quindi andato a cercarlo. Chi è rimasto nell'abbazia ha riferito di aver sentito urlare il nome di Alex e di aver visto fasci di luce, probabilmente torce. Dopo una ricerca vana il gruppo sarebbe rientrato e avrebbe avvertito l'organizzatore del raduno e il proprietario dell'abbazia, che ha fatto partire la chiamata ai carabinieri. I proprietari sono i conti Da Sacco, che per tutelare il buon nome della famiglia si sono affidati al legale Cesare Dal Maso.

Nel gruppetto uscito a cercare Alex dopo la sua fuga dall'abbazia, ci sarebbero due guaritori, J.B. e un altro, entrambi cittadini sudamericani, che risulterebbero attualmente scomparsi. Secondo quando riferito dalla stampa locale, potrebbe trattarsi di due testimoni chiave che avrebbero però fatto perdere le proprie tracce all'alba del 30 giugno, quando sul posto sono giunti i carabinieri.

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