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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Il racconto

Uccise il papà per difendere la mamma: "Un collega le aveva toccato la spalla, lui impazzì di gelosia"

La Corte d'Assise lo ha assolto dall'accusa di aver ucciso il genitore al culmine dell'ennesima aggressione in famiglia. Le parole del ragazzo: "Tornassi indietro preferirei morire io"

Il fatto non costituisce reato. Alex Pompa, studente ventenne, è stato assolto il 24 novembre scorso dalla Corte d'Assise di Torino dall'accusa di aver ucciso a coltellate a Collegno, il 30 aprile del 2020, il padre, il 52enne Giuseppe, per difendere la madre e il fratello dalle violenze del genitore. La procura aveva chiesto per il giovane imputato 14 anni di reclusione. Il legale del ragazzo, Claudio Strata, aveva invece chiesto l'assoluzione piena invocando la legittima difesa, ottenendola.

Ieri sera il ragazzo, ospite di Porta a Porta, ha raccontato: "Non c'è stato un momento in cui ho deciso di uccidere mio padre. È stato un attimo di cui non ho ricordo, non so che cos'è successo quella sera. Ma ho subito detto che mi ero pentito, so di non aver fatto una cosa bella. E potessi tornare indietro, preferirei morire io, ma eravamo arrivati a un livello tale che la violenza vissuta quella sera non può essere equiparata agli episodi di violenze vissuti prima".

"Non mi aspettavo l'assoluzione - ha ripetuto Alex -. Io non ho mai smesso di voler bene a mio padre ma sin da piccolo, da quando ne ho memoria, ricordo di aver vissuto in una famiglia segnata da azioni violente di papà nei confronti della mamma, di me e di mio fratello. Ad un certo punto, io e mio fratello siamo passati dall'essere figli all'essere degli ostacoli per papà". E ha continuato: "Facevamo i turni per non lasciare mamma sola con lui, che invece avrebbe voluto sottometterla e opprimerla. Papà era geloso, convinto che la mamma, sul posto di lavoro, avesse chissà quanti amanti. Lei, che faceva la cassiera al supermercato, sorrideva ai clienti e a mio padre questa cosa non andava bene".

Poi il ricordo di quel giorno drammatico. "La goccia che fece traboccare il vaso il 30 aprile di un anno fa fu quando papà che passava intere giornate a controllare il comportamento di mamma al lavoro, si accorse che un collega le aveva toccato due volte la spalla - ha detto Alex -. Era un gesto innocuo, ma per papà era la prova del tradimento. A casa fu un crescendo di minacce, di insulti e di offese. Mia madre negli anni non aveva mai denunciato nulla - ha ricordato Alex -. Papà impazziva se sentiva parlare di separazione o divorzio. Per anni ha minacciato di morte lei e noi figli. Le minacce erano una costante. E quando vivi con una persona così hai paura ad esporti".

Uccise il padre violento per difendere la madre

Il 30 aprile 2020 Alex Pompa intervenne durante una lite tra i suoi genitori e sferrò al padre Giuseppe 34 fendenti con sei coltelli diversi. Secondo una perizia, il ragazzo soffre di una sindrome post-traumatica provocata dal comportamento del padre. Giuseppe Pompa è stato descritto come una persona "ossessiva, aggressiva, molesta e problematica". La moglie, Maria Caiola, ha detto in aula che poco prima del fatto l'uomo l'aveva chiamata "101 volte" per questioni di gelosia. Nel corso dei mesi, ha raccontato, sia lei sia i figli avevano registrato le sue continue sfuriate "perché pensavamo che ci avrebbe ammazzato".

L'assoluzione di Alex Pompa

Il pubblico ministero Alessandro Aghemo aveva chiesto 14 anni di carcere per il ragazzo. Secondo il pm, Alex Pompa aveva davvero voluto commettere l'omicidio, accoltellando il padre, senza dare la possibilità al genitore la possibilità di difendersi, avendo poi una reazione spropositata e differente rispetto a quella del fratello al termine di quella ennesima lite famigliare. Aghemo aveva inoltre concesso una riduzione di pena per la seminfermità di Alex e aveva invitato la Corte a tenere in considerazione la concessione delle attenuanti generiche per come si è comportato durante il processo e per le provocazioni subìte durante quella drammatica sera. Poi era arrivata l'assoluzione, al termine di una camera di consiglio durata quasi sei ore.

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