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Martedì, 25 Gennaio 2022
IL CASO

Compri Alitalia, voli romeno: ecco la Cai 'italiana' voluta da Berlusconi

L'azienda privilegia il code-sharing con le compagnie straniere nonostante abbia quasi 500 dipendenti in cassa integrazione. Cinque anni fa venne salvata dalla cordata voluta dall'allora premier in nome dell'italianità

Sono 250 i piloti e quasi 200 gli assistenti di volo Alitalia tutt’ora in cassa integrazione. Nonostante questo la compagnia continua a privilegiare gli accordi con le compagnie straniere e a far volare il loro personale invece che il suo. Nel 2008 Silvio Berlusconi fondò quasi interamente la sua campagna elettorale su quello che poi venne chiamato dai giornali il caso Alitalia.

In nome di un'italianità da difendere disse ai suoi elettori che non avrebbe venduto la compagnia alla Air France, come invece avrebbe fatto Prodi. L'azienda leader nel trasporto aereo sarebbe stata "salvata" da una cordata di imprenditori italiani. Il resto è storia: Berlusconi vinse le elezioni e la cordata si fece davvero. Anche se una parte delle quote finirono nella mani proprio della straniera Air France. Il giorno dopo il "salvataggio" di Alitalia tanto voluto nel settembre 2009 le parole dell'allora premier furono: "Abbiamo tenuto in mani italiane l'Alitalia. Una grande potenza industriale come noi che ha i beni artistici che abbiamo noi, che ha nel turismo una sua forza non poteva non avere una propria compagnia di bandiera. Se fosse diventata francese dove avrebbe trasportato i turisti?".

A queste parole, ribadite dal leader Pdl anche lo scorso mese di gennaio a Teleradiostereo 92.7, non sono seguiti i fatti. "Su Alitalia rifarei la stessa scelta. Il nostro paese non può non avere una propria compagnia di bandiera. Se Alitalia fosse caduta nelle mani di Air France, conosco bene i francesi, tanti turisti sarebbero finiti a visitare i castelli della Loira invece che nelle nostre città d'arte", ha detto Berlusconi nel corso della trasmissione.

Le dichiarazioni di Berlusconi: il video

La realtà però è un'altra: i team a cui si affida quella che doveva essere la compagnia di bandiera del Belpaese sono sempre più spesso non "nostrani". La compagnia ha accordi di code-sharing con: Bulgaria Air, Air Baltic, Air Corsica, Tap Portugal, SriLankan, Cyprus Ariways e molti altri.

Il motivo? I conti sono in rosso e fare accordi commerciali con alcuni concorrenti stranieri permette di abbassare i costi. “A quanto pare la compagnia di bandiera Alitalia sembra molto più interessata a risparmiare sul costo del lavoro, nonostante le migliaia di lavoratori in cassa integrazione e mobilità, che a verificare come sono operati i propri voli”, denuncia l’Unione sindacale di base che già a gennaio inseguito alla notizia dell'accordo tra Carpatair e Alitalia aveva lanciato l'allarme.

I SINDACATI. "Preoccupa ed allarma - si legge nella nota di gennaio - quanto diffuso dall’agenzia di stampa Dedalo News in merito all’accordo di code sharing firmato lo scorso anno da CAI con la Carpatair, secondo cui sarebbe previsto un incremento operativo degli aeromobili forniti da Carpatair impiegati su voli di corto e medio raggio: dai due ATR 72-200, attualmente utilizzati, si potrebbe salire a 15 nel prossimo periodo. Se le notizie di Dedalo News fossero confermate, le preoccupazioni dell’USB Lavoro Privato, che nel maggio scorso contestava l’appalto di centinaia di voli nazionali e internazionali alla Carpatair, sarebbero drammaticamente dimostrate. Gravissima sarebbe inoltre la responsabilità del governo per l’ennesimo insulto alle migliaia di piloti, di assistenti di volo e di lavoratori di terra del gruppo Alitalia LAI A.S., che si trovano tuttora in mobilità".

A detta dei sindacati ci sarebbe dunque il buco di bilancio dietro queste scelte aziendali. "La nuova Alitalia CAI, nonostante la struttura più snella e le numerose agevolazioni di cui ha beneficiato, non è mai decollata. Da quattro anni continua a perdere utili, allontanando di anno in anno l’annunciato pareggio di bilancio", attaccava lo scorso 12 ottobre Usb Trasporto Aereo, in prima linea in questa battaglia.

"Gli unici obiettivi chiari della CAI  - continuava la nota del sindacato - sembrano essere l’abbassamento del costo del lavoro e l’aumento della produttività con la riduzione del numero di occupati. Mentre all’orizzonte si prospettano ulteriori tagli di personale, che ogni volta sembrano essere gli ultimi, ed invece si continua a colpi di mille all’anno, assumendo contestualmente migliaia di precari. Il Piano Fenice si è rivelato un piano di ulteriore ridimensionamento dell'azienda che sembra ormai avviata ad essere una piccola azienda regionale regalando di fatto il Trasporto Aereo in mano a vettori stranieri".
 
LE POLEMICHE. Impazzano ancor di più dopo l'incidente aereo di sabato scorso a Fiumicino: un aereo della Carpatair, partito da Pisa è uscito fuori pista, forse a causa del vento forte, facendo 16 feriti. L'episodio lancia un'altro allarme: quello per la sicurezza.

Non è infatti il primo incidente che interessa la compagnia romena. Al contrario sempre a Pisa sono due i precedenti: il 12 dicembre un dipendente della Sat spa segnalò uno sversamento di carburante da un velivolo Carpatair, mentre l'8 gennaio, a bordo di un aereo della stessa compagnia rumena diretto a Fiumicino, la temperatura raggiunse i 50°, con grande panico e disagio dei passeggeri.

I DISAGI AD ANCONA. Ma gli "imprevisti" interessano anche altri aeroporti. Il 4 gennaio ad Ancona a causa di un guasto in volo su un Atr 72 Alitalia-Carpatair decollato sempre dall'aeroporto di Falconara e diretto a Roma si verificò una depressurizzazione nella carlinga e scesero le mascherine per far respirare i passeggeri.

Testimoni hanno  riferito di scene di panico sull'aereo. Il comandante ha chiesto alla torre di controllo di poter tornare al Sanzio e l'aereo è poi atterrato senza ulteriori problemi. Nessuno è rimasto ferito. Quattordici giorni dopo, il 18 gennaio, Alitalia revoca addirittura il subappalto di quel volo. Colpa del secondo atterraggio di emergenza nel giro di un mese, il 17 gennaio, e altri 15 incovenienti, tra ritardi e controlli tecnici, dal 29 dicembre, quando è entrato in servizio l'Atr della Carpatair sulla rotta dell'Alitalia.

E' ALLARME SICUREZZA. La Uil trasporti già quattro settimane fa, attraverso il segretario nazionale Marco Veneziani dichiarava: "Siamo impressionati dal numero di avarie e problemi di questa compagnia tanto che io personalmente ho fatto una denuncia sia all'Enac sia all'agenzia nazionale del volo per verificarne la sicurezza. Poi non ne ho saputo più nulla".

LA REPLICA DI ALITALIA. L'Alitalia comprensibilmente vuole comprendere cosa sia avvenuto a Fiumicino, se si è trattato di un incidente causato dal vento oppure da altri fattori e per questo ha avviato un'inchiesta interna. A proposito dei problemi segnalati su alcuni aerei della compagnia, Alitalia precisa che "alcuni eventi sono stati descritti come incidenti e/o emergenze quando la realtà è diversa. La 'perdita di carburante' vista da un suo aereo all'aeroporto di Pisa in realtà era una fuoriuscita ammissibile che può avvenire in alcune circostanze operative, con quello tipo di aereo e motore, ma che ha indotto il comandante dopo la segnalazione e a scopo cautelativo, a rinviare il decollo per effettuare ulteriori controlli. E' stato detto che a Firenze. a bordo di un aereo della compagnia, si sarebbe verificato un incendio. In realtà un'apparecchiatura di bordo ha dato un'indicazione erronea di presenza di fumo, per cui il comandante ha deciso di prendere tutte le precauzioni del caso accertando che non vi era stato alcun rischio. Il recente ritorno ad Ancona di un volo Ancona-Roma non era un caso di emergenza come è stato detto. L'impianto di controllo della temperatura in cabina (non della pressurizzazione) ha subito un'avaria, per cui la temperatura è salita ad un determinato livello che ha creato un problema di comfort tale che il comandante ha preferito tornare indietro".

Intanto l'Alitalia ha sospeso i voli su Pisa e Bologna operati per conto della compagnia da Carpatair, operando lei stessa, con suoi aerei e suoi equipaggi, gli stessi voli.   

CARPATAIR E ALITALIA. E' del 20 settembre 2011 l'accordo commerciale che lega Carpatair e Alitalia. Secondo l'accordo i voli Carpatair da e verso l'Italia sono commercializzati da Alitalia sotto propria denominazione. Alla firma dell'accordo Alitalia dichiarava: "L'accordo con Carpatair sviluppa ulteriormente il network di Alitalia perché rafforza la nostra presenza soprattutto dalla provincia italiana verso la Romania e i mercati dell'Est. L'accordo ci permette di offrire ai nostri clienti un ampio ventaglio di destinazioni grazie al network di Carpatair operato dall'hub di Timisoara. Allo stesso modo i clienti di Carpatair potranno raggiungere da Roma Fiumicino più di 90 destinazioni del network globale di Alitalia".

La rescissione del contratto della durata di due anni prevede il pagamento di una penale di 10 milioni di euro. Dopo quanto accaduto i vertici della compagnia hanno dovuto interrompere l'accordo. Siamo sicuri che la strategia di "appaltare" a terzi la gestione di alcune tratte sia economicamente vincente?

"L'incidente Carpatair non fa che evidenziare la continua sequela di errori di questo management che ha sempre perseguito solo la logica dei tagli e non ha mai iniziato quella degli investimenti. Non si può pensare di fare risparmio appaltando le linee e scaricando i lavoratori in mobilità", afferma l'Usb, sottolineando che "quello che davvero conta è la garanzia della sicurezza, assicurata dalla professionalità di tutto il personale, maturata attraverso l'esperienza e 50 anni di storia aeronautica".

L'Usb fa quindi un appello alla politica: "prima che sia troppo tardi, è necessario salvare un 'asset' importante per il Paese come quello che una volta era la Compagnia di Bandiera". "Diamo per scontato che il contratto sia rescisso immediatamente. Ora quelle linee devono tornare in Italia", sottolinea l'Usb, che oggi sarà in presidio al centro equipaggi di Fiumicino al fianco dei lavoratori e che ha avviato le procedure per uno sciopero immediato, qualora lo stato di cose dovesse perdurare.

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