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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Il caso

AAAlitalia, cercasi un acquirente pubblico: "Carburante solo fino a sabato"

La compagnia di bandiera italiana vicina alla bancarotta è lo specchio di un Paese al collasso. Incontri tra governo, banche e fornitori: sfuma l'accordo con Ferrovie dello Stato, si va verso la vendita ad Air France-Klm

ROMA - Alitalia, o forse meglio Ahi l'Italia. D'accordo, le logiche (?) della finanza internazionale non hanno bandiere, noi siamo a corto di idee e con le casse vuote, e dunque non ci scandalizziamo troppo di fronte all'invasione di capitali stranieri - vedi il caso Telecom - né serbiamo l'illusione di una nuova "salvifica cordata di imprenditori-patrioti", come quella che nel 2008 acquistò la compagnia (ricordi, contribuente italiano?).

Ora però gli sforzi e i soldi spesi per la compagnia di bandiera made in Italy sembra siano destinati a finire.

Au revoir italianità. Per salvare l'azienda in crisi e a rischio bancarotta serve un immediato e sostanzioso innesto di liquidità e il governo sta valutando quale possa essere il partner pubblico per accompagnare Alitalia verso l'integrazione con Air France-Klm. Sfumata l'ipotesi di un accordo con Ferrovie dello Stato - stoppata peraltro dal garante della concorrenza - proseguono le riunioni a oltranza tra i vertici della compagnia, il governo, le banche e i fornitori.

All'incontro di ieri sera a Palazzo Chigi, durato circa due ore, hanno partecipato l'amministratore delegato di Alitalia Gabriele Del Torchio, il presidente Roberto Colaninno, l'amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, il direttore generale di Intesa Sanpaolo Gaetano Micciché, il premier Enrico Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato e quello dei Trasporti Maurizio Lupi. Non era presente l'ad di Ferrovie Mauro Moretti. Una riunione senza sbocchi. Fonti vicine al dossier Alitalia giudicano la situazione della compagnia di bandiera "seria, grave e tesissima".

"Oggi per avere una compagnia globale forse l’Italia è diventata un Paese troppo piccolo", aveva tuonato ieri Giorgio Squinzi. In serata, poi, è arrivata la "mazzata" di Paolo Scaroni, numero uno dell’Eni, da New York: "Alitalia avrà carburante fino al 12 ottobre. Non possiamo rinnovare il fido a una società che non dà sicurezza. Abbiamo già un’esposizione importante ma se la società non riscuote nemmeno la fiducia dei suoi azionisti, non possiamo tenerla in vita noi con il carburante". Parole che pesano come macigni.

Al riguardo è intervenuto anche il ministro dei Trasporti Lupi dicendo che "il governo non ha mai proposto l'ingresso di Ferrovie in Alitalia", precisando di aver letto dell'ipotesi "sui giornali". Quello che si sta facendo, ha aggiunto, è "verificare come salvaguardare un asset strategico". Intanto, per martedì è in calendario un cda della compagnia a Roma, ma l'appuntamento potrebbe a questo punto slittare. E Alitalia volare verso la Tour Eiffel.

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