Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Modena

Blue Whale, allarme sui social: i magistrati indagano su 30 casi

Si è diffuso silenziosamente attraverso la Rete, ma non sta sfuggendo all'occhio vigile dell'autorità giudiziaria. Il fenomeno Blue Whale continua a destare preoccupazione in regione

Blue Whale, la 'sfida' autolesionistica che spinge ragazzi reclutati attraverso la rete fino al suicidio, mette radici in Emilia-Romagna. Ad oggi le segnalazioni riguardano 40 casi di adolescenti in età che vanno dagli 11 ai 16 anni, di cui 30 sono all'attenzione della Procura. A Bologna, si tratta di 10 casi, a Modena sono almeno 4, ma la maggior parte è nelle province della Romagna. 

A fornire i numeri sul suo blog è il presidente della commissione Scuola in Regione Giuseppe Paruolo, al termine di una audizione tenuta questa mattina in viale Aldo Moro. "Spesso queste segnalazioni vengono dalla scuola e a seguito di esse i servizi sociali raccolgono, in un arco di tempo che va dai due ai tre mesi- riferisce Paruolo- gli elementi necessari per potere dire se si tratta di vera e propria Blue Whale (se vi è cioè un istigatore), oppure di comportamenti di emulazione forse indotti dal grande rilievo mediatico che si è dato al fenomeno, o di fenomeni di messa in mostra di autolesionismo che sconfinano piuttosto in psicopatologie". 

Sui casi di Blue Whale in Emilia-Romagna aveva lanciato l'allarme la Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza, Clede Maria Garavini, che aveva parlato di un aumento di casi. Su sollecitazione della procura presso il Tribunale dei minori, la garante ha trasmesso un'informativa ai servizi sociali perchè vigilino sul fenomeno.

Il "gioco", riferisce Paruolo, avrebbe una durata di 50 giorni e consisterebbe in una serie di prove di natura autolesionistica, "come ad esempio camminare sull'orlo dei binari, da immortalare e condividere online". Un'escalation in cui l'ultima prova sarebbe di togliersi la vita. "Anche se è dubbio che tutto il materiale che circola a questo proposito sia veritiero o pertinente, resta il fatto che pratiche di questo tipo si starebbero diffondendo, cosa che deve indurci ad una seria riflessione". Verrebbero agganciati i ragazzi e le ragazze più fragili psicologicamente tramite social network: Instagram, WhatsApp, Facebook, "e il contatto si svilupperebbe tramite chat con un 'tutor' che poi li spingerebbe in quella via di perversione".

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