Giovedì, 23 Settembre 2021
CRONACA

Alluvione a Genova | Paese dissestato, politica che sonnecchia

Genova è la seconda città più pericolosa d'Italia per dissesto idrogeologico. Eppure l'incubo dell'alluvione rivive dopo il dramma del 2011. I fondi per la messa in sicurezza ci sono, ma non si spendono

Genova, 10 ottobre 2014

ROMA - Prevenire è meglio che curare, dice il detto. Più facile a dirsi che a farsi, evidentemente, date le continue emergenze su un territorio italiano che costantemente cede e si sgretola al battere di pochi millimetri di pioggia. L'incubo che rivive a Genova, a tre anni dal dramma del novembre 2011 costato la vita a sei persone, ripropone gli stessi interrogativi, all'apparenza banali: perché non mettere in sicurezza un luogo a rischio? Perché continuare a mettere toppe quando il disastro è compiuto, anziché cautelarsi e anticipare il pericolo prevenendo i danni delle calamità naturali? 

Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, dà qualche spiegazione: "In Italia abbiamo ben 2,5 miliardi di euro, già disponibili, in cassa, per la messa in sicurezza del territorio ma non li spendiamo, rischiamo di perderli. Questo è inquietante. I soldi ci sono ma è un problema di coordinamento ed anche di mentalità culturale". "Continua ad esserci, in Italia, un problema di prevenzione - ha proseguito Graziano all'Ansa - di cui alcuni forse non ne conoscono il significato. Bisogna realizzare opere di messa in sicurezza tenendo conto del contesto per ottenere risultati compatibili con il territorio".

GESTIONE SOSTENIBILE DEL TERRITORIO - E questo andrebbe fatto ancor più su un territorio come quello di Genova, la seconda città più pericolosa d'Italia per dissesto idrogeologico. "Il territorio va gestito in maniera diversa. Bisogna ridisegnarlo in maniera sostenibile - ha affermato Carlo Malgarotto, presidente dell'Ordine dei Geologi della Liguria - Si potrebbe ad esempio trattenere le acque a monte cercando di diluirle durante il percorso. Non possiamo spostare mezza Liguria, ma possiamo invece fare la prevenzione con interventi sostenibili. Da tempo diciamo che c'è la necessità di convocare tavoli istituzionali, ma purtroppo questi tavoli non siamo noi che dobbiamo convocarli".

LA POLITICA SONNECCHIA - E la politica cosa fa? Facciamo un caso per tutti: in commissione Bilancio alla Camera è rimasta ferma da marzo 2014 (in attesa della relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato) la proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle, primo firmatario Samuele Segoni, per escludere dai vincoli del patto di stabilità interno le spese sostenute dagli enti territoriali per interventi di messa in sicurezza, manutenzione e consolidamento di territori esposti a eventi calamitosi e per interventi strutturali che riducano il rischio sismico, idraulico e idrogeologico.

La commissione presieduta da Francesco Boccia (Pd) ha dedicato soltanto due sedute al provvedimento: il 5 marzo scorso quando il relatore Francesco La Forgia del Pd illustrò il contenuto del testo e la Commissione deliberò di chiedere al governo la relazione tecnica e il 6 maggio quando il rappresentante dell'esecutivo, l'allora sottosegretario all'Economia Giovanni Legnini, spiegò che la relazione richiesta era ancora in corso di predisposizione, che la Ragioneria generale dello Stato stava provvedendo ad acquisire i necessari elementi di valutazione dalle amministrazioni interessate e assicurò che l'esatta stima degli oneri derivanti dal provvedimento sarebbe stata fatta "nell'arco delle prossime settimane". Di settimane ne sono passate diverse, nel frattempo Legnini ha lasciato il governo perché è stato eletto vicepresidente del Csm, ma il problema del dissesto idrogeologico non è certo passato in secondo piano. La nuova alluvione che ha colpito ieri Genova ne è la prova. L'ennesima.

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