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Domenica, 28 Novembre 2021
ECONOMIA

Arriva l'altra manovra: proposte delle associazioni contro la crisi

Presentata la Controfinanziaria 2014. Secondo Sbilanciamoci il governo ascolta troppo i dettami dell'austerity e favorisce le banche e le imprese. “Emergenze sociali non rinviabili”

Un altro modo d'intendere i miliardi di euro della legge di stabilità, ma senza considerare i dettami di austerity e finanza. Questa è la "Controfinanziaria" di Sbilanciamoci: investire gli stessi soldi ma da altre parti. Per il quindicesimo anno consecutivo è stata redatta l'altra manovra con il supporto di esperti del settore e diverse associazioni che operano nel sociale.

Prima di descrivere le proposte ampio spazio è dedicato alla critica sia delle politiche di austerità imposte dall'Unione europea, sia al governo Letta, evidenziando come non ci sia stato un cambio di rotta dall'epoca Monti.

Sbilanciamoci, sottolineando come con alcune manovre economiche si potrebbero reperire i fondi da investire in ambiente, welfare, cooperazione. Tutta un''altra economia', con maggiori risorse per la cultura e la formazione. L'obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Secondo il rapporto anche Letta avrebbe dimostrato la sua tendenza neo-liberista, favorendo le banche e le grandi aziende con alleggerimenti fiscali, privatizzazioni e deregolamentazioni. Il governo tende ad associare la crescita economica a interventi finalizzati ad aprire cantieri di grandi opere (la Tav su tutti), e a creare norme di deregolamentazione a favore delle imprese, trascurando nei fatti buona parte della popolazione che vive la crisi. Nel caso di esodati e cassintegrati sono stati presi alcuni provvedimenti ma non sono stati considerati un veicolo utile a far ripartire l'economia.

Per sottolineare la continuità tra governo Monti e Letta il rapporto mette in relazione la recente legge di stabilità con il decreto del fare. Per la contro-finanziaria quest'ultimo si concentra sulle grandi opere pubbliche e sul fondo sblocca-cantieri, la misura più onerosa. Con tale provvedimento erano previste risorse e semplificazioni rivolte principalmente alle imprese, con un sistema di tassazione che favorisce le classi più facoltose, sempre in vista di un rilancio dell'economia.

Stesso contesto per la legge di stabilità che dopo l'approvazione del Senato, nei prossimi giorni continuerà il suo iter alla Camera. La manovra prevede un aumento degli incassi tributari per lo stato da 447 nel 2014 a 455 miliardi di euro nel 2015, e 465 nel 2016, derivanti per lo più dalle imposte sui redditi (circa 185 miliardi di euro di cui 130 miliardi a carico del lavoro dipendente). Tutto ciò senza spostare il peso dell'onere fiscale dal lavoro alle imprese: da queste arriverebbero infatti 50 miliardi di Ires più la parte di Irpef delle società e degli autonomi. La rendita e la speculazione sarebbero anche tassate meno del lavoro: gli incrementi fiscali a favore dei redditi medio-bassi valgono solo 1,5 miliardi, senza contare gli aggravi. Insomma per Sbilanciamoci in questo modo non ci sarà alcuna crescita economica: la domanda interna non aumenterà perché la maggior parte della popolazione si ritroverà schiacciata tra tasse e recessione.

C'è però anche una parte propositiva nel rapporto. Tre sarebbero le emergenze sociali non rimandabili: il lavoro, il reddito e la casa.
Il piano lavoro messo a punto costerebbe 3,5 miliardi, creerebbe almeno 300 mila posti di lavoro nelle “piccole opere” come la messa in sicurezza di edifici pubblici, le energie rinnovabili, il riassetto idrogeologico, la valorizzazione dei beni culturali, i servizi alla persona, l'istruzione.
La proposta per il reddito sarebbe è una sperimentazione che, a fronte di un costo di 4 miliardi, garantirebbe 500 euro al mese di reddito minimo alle 764 mila persone che si trovano in condizioni di povertà assoluta, senza occupazione e senza la possibilità di accesso ai generi di prima necessità.
Per risolvere l'emergenza abitativa, che riguarda sempre più persone dall'inizio della crisi, si potrebbe aumentare a 300 milioni il sostegno sociale all'affitto, investire 200 milioni nella ristrutturazione degli edifici dell'edilizia popolare al momento non agibili, e 250 milioni nel recupero di immobili di proprietà pubblica per uso sociale.

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