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Martedì, 24 Maggio 2022
Sequestro di Lerici / La Spezia

Sequestro Calevo: i rapitori pronti a fuggire all'estero traditi da una pizza surgelata

Emergono i particolari dell'inchiesta che ha portato alla liberazione dell'imprenditore di Lerici e all'arresto della banda di criminali che per quindici giorni lo hanno tenuto prigioniero in una cantina a pochi chilometri da casa

LERICI (LA SPEZIA). Andrea Calevo, l'imprenditore rapito lo scorso 16 dicembre e liberato il 31 dicembre, è tornato a lavoro. E nei locali del gruppo Calevo, ad Arcola il giovane ha incontrato i dipendenti, che gli hanno consegnato un omaggio, e vecchi clienti.

E mentre la famiglia Calevo prova a tornare alla normalità e a mettersi le spalle questi drammatici quindici giorni, iniziano a trapelare i particolari dell'indagine che ha portato al blitz del 31 dicembre 2012 con il quale l'imprenditore edile è stato liberato.

COLPA DI UNA PIZZA. Da giorni carabinieri e polizia erano sulle tracce di Pier Luigi Destri e Davide Bandoni, nonno e figlio. Sono loro le 'menti' del sequestro di Andrea Calevo. Menti non proprio di criminali esperti tanto che leggendo le informative delle forze dell'ordine sui dialoghi tra loro e la banda di rapitori emerge la tanta approssimità con la quale i due hanno gestito il sequestro.

Tutto è partito da quel furgone bianco che seguiva l'auto di Calevo ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un magazzino. Erano le 21.25 del 16 dicembre. La zona, quella in cui l'auto di Calevo viene fatta finire nel fiume Magra.

La svolta avviene il 21 dicembre. Quel giorno una lettera viene recapitata alla famiglia: sulla busta l'impronta di Pier Luigi Destri. E proprio Destri è intestatario di un furgone bianco. Di 'quel' furgone bianco.

Andrea Calevo è libero: arrestati i suoi rapitori

Il caso più eclatante è sicuramente quello che gli inquirenti hanno ribattezzato "della pizza".

L'errore più clamoroso e banale al tempo stesso è infatti una telefonata tra nonno e nipote in cui i due parlano tranquillamente di "Andrea Calevo" e delle sue condizioni di prigionia.

Davide chiede al nonno: "Vuole una pizza, glielo portiamo un pezzo di pizza?". Risposta: "Stasera no. Cos'ha detto? Che aveva fame? Ma aveva la frutta". Il ragazzo ribatte: "Dai, lo mangiamo anche noi un pezzo di pizza? All'Ipercoop un pizzone così 5 euro. La tagliamo e gliela portiamo un pezzettino".

Dopo la telefonata, Davide va all'Ipercoop a bordo del furgone bianco, 'quel' furgone bianco, ed esce con un cartone di pizza fra le mani. E a un suo complice dice: "Senti com'è buonissima. Metà gliela diamo a lui e metà la mangiamo noi".

FUGA ALL'ESTERO. "Se i rapitori fossero riusciti a incassare il riscatto, sarebbero fuggiti all'estero". Lo dice all'Adnkronos il prefetto Gaetano Chiusolo, direttore della Dac (Direzione centrale anticrimine), riferendosi alle indagini. "Il gruppo che ha rapito Calevo - rimarca il prefetto - è composto da italiani e stranieri, per lo più albanesi. Mentre questi ultimi sarebbero ritornati nella loro patria, altri, italiani, avevano preventivato la fuga in Sudamerica".

POSSIBILI ALTRI ARRESTI. "Le indagini proseguono" assicura Chiusolo: "Un sequestro di persona non può essere organizzato solo da 3 o 4 persone: stiamo valutando in modo particolare la posizione di altre due persone, su cui lavoriamo in maniera diretta. Fanno parte della lista di coloro che avevamo già individuato".

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