rotate-mobile
Sabato, 28 Maggio 2022
Cronaca

Nessuno ha ucciso Angelo Vassallo

A febbraio scade il termine per l'inchiesta sull'omicidio del sindaco Pd di Pollica, nel salernitano: non ci sono elementi per il processo, si va verso l'archiviazione

"Non posso credere che lo Stato rinunci a cercare chi ha ucciso lo Stato. Non è possibile". C'è l'amarezza e il paradosso al cospetto di una giustizia che ha alzato bandiera bianca nel commento di Dario Vassallo, fratello di Angelo. L'assassino del sindaco-pescatore di Pollica (Salerno), ucciso con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre del 2010, resterà senza nome. Un fantasma. Non essendoci elementi rilevanti per il processo, dopo l’ennesima proroga concessa dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, a febbraio scadranno i termini per le indagini. Lo spettro dell'archiviazione è a un passo. Lo Stato si arrende.

Angelo Vassallo, un delitto senza colpevoli

Il corpo di Angelo Vassallo fu trovato la notte del 5 settembre 2010 in una strada secondaria di Acciaroli (frazione di Pollica), non molto lontano dalla sua abitazione. Il sindaco Pd era nella sua auto, un'Audi station wagon, crivellata con almeno nove colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata. Il finestrino dell'auto era abbassato, come se il sindaco conoscesse il suo omicida. L'arma, una calibro 9 "baby Tanfoglio", è stata cercata dappertutto, anche in fondo al mare, ma non è mai stata trovata. Due le piste principali seguite dagli investigatori in questi anni. In primis quella collegata alla malavita: Vassallo si stava battendo strenuamente contro lo spaccio di droga che stava invadendo il paesino del Cilento, affrontando anche personalmente alcuni dei "signori" locali della droga. E poi c'era la pista privata, presunti dissapori legati a vicende personali o a questioni di paese. Nulla è emerso.

Angelo Vassallo, il sindaco pescatore

Una ferita aperta

"Per me resta una ferita aperta, purtroppo dobbiamo chiudere senza aver raccolto quello che speravamo", ha dichiarato al Mattino Rosa Volpe, la pm che per sette anni ha seguito le indagini. Un'inchiesta che ha prodotto un solo indagato - il 34enne italo-brasiliano Bruno Humberto Damiani, arrestato a Bogotà nel 2015 - sul quale però non ci sono mai stati risultati rilevanti, e alcune dichiarazioni generiche di un collaboratore di giustizia. Poi pochi riscontri. Neanche l’ultimo tentativo investigativo - il test del Dna su 94 persone tra conoscenti del sindaco cilentano e sospettati - ha sortito esito positivo. Ed ecco, quindi, la chiusura del caso. Dopotutto, senza testimonianze rilevanti, nessun inquirente può tenere aperto un fascicolo investigativo all'infinito.

"Non tornare, ti ucciderebbero un'altra volta"

Tuttavia, se per gli obblighi previsti dal codice l'inchiesta per ora si conclude con un nulla di fatto, in futuro sarà possibile una nuova indagine: l'omicidio è infatti un reato che non si prescrive e, quindi, se comparirà un collaboratore di giustizia con dichiarazioni spontanee o se finalmente si farà avanti un testimone credibile, gli inquirenti potranno rimettersi al lavoro. E' una flebile speranza, mentre riecheggiano le parole del fratello di Angelo, Dario Vassallo, che tempo fa così scrisse in una lettera, rivolgendosi idealmente al sindaco-pescatore: "Sia pure a malincuore e sapendo che è impossibile, voglio darti un consiglio: non tornare, ti ucciderebbero un'altra volta".
 

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nessuno ha ucciso Angelo Vassallo

Today è in caricamento