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Domenica, 23 Giugno 2024
la svolta

Anica Panfile, la giovane madre trovata morta sotto al viadotto è stata uccisa

Al momento nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati. Possibile che ad agire sia stato un killer con uno o più complici che potrebbero averlo aiutato a portare il corpo sul greto del Piave dopo l'omicidio

Anica Panfile, la 31enne romena trovata morta domenica scorsa nelle acque del Piave, non si è suicidata. È stata uccisa. A questa conclusione è giunta la Procura di Treviso, che oggi, a cinque giorni dal ritrovamento del cadavere nel fiume, nei pressi di Spresiano in provincia di Treviso, ha aperto formalmente un fascicolo per omicidio volontario. Al momento nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati.

Il tentativo di far sparire il corpo

L' indagine ha avuto una svolta decisa nel momento in cui l'anatomopatologo Antonello Cirnielli ha consegnato al procuratore Marco Martani la relazione sull'autopsia: Anica era già morta quando qualcuno l'ha abbandonata nel fiume. La 31enne era svanita nel nulla il 18 maggio al termine del turno di lavoro ad Arcade. Sul capo della vittima sarebbero stati rinvenuti traumi multipli riconducibili a un corpo contundente. Non è morta per annegamento: non c'era acqua nei polmoni.

Non è escluso che chi voleva liberarsene l'abbia gettata dal vicino viadotto dell'autostrada A27, che corre a circa un chilometro dal punto nel quale il cadavere della giovane romena, madre di quattro figli, è stato rinvenuto, incagliato in un'ansa del Piave, in pochi centimetri d'acqua. Le ferite al volto e i traumi alla testa, secondo l'esito autoptico, sarebbero stati causati da colpi sferrati con un corpo contendente, quando la donna era ancora viva. 

Il tentativo di far sparire il corpo, affidandolo alla corrente del Piave, potrebbe essere stato compiuto anche da più persone. Possibile quindi che ad agire sia stato un killer con uno o più complici che potrebbero averlo aiutato a portare il corpo sul greto del Piave dopo l'omicidio. Improbabile l'ipotesi che il corpo della 31enne sia stato gettato dal viadotto perché troppo distante dal luogo in cui il cadavere è stato ritrovato.

Secondo il Procuratore Marco Martani, alla base del delitto potrebbe esservi un contrasto per questioni lavorative. Tra le prime ipotesi formulate dagli inquirenti c'è quella che l'omicidio sia arrivato al culmine di una lite tra Anica e il suo assassino che, non è escluso, possa essere stato travolto da un raptus pur non volendo uccidere. Sono questi gli scenari su cui si concentrano le indagini, con l'esame della rete di relazioni e dei tabulati telefonici della donna. Procura e Carabinieri di Treviso stanno riannodando i tasselli delle testimonianze di chi l'ha vista in vita per l'ultima volta, nel pomeriggio di giovedì 18 maggio ad Arcade, nel trevigiano, prima che sparisse. 

Si allontana quindi l'ipotesi del suicidio. È vero: in passato la giovane donna aveva già vissuto dei momenti di fragilità che l'avevano portata ad allontanarsi da casa senza dire nulla, ma non erano mai coincisi con la manifestazione di intenti suicidi. Anica Panfile, madre di quattro figli - tra cui una bimba piccola di tre anni - non risulta essere mai stata in cura presso una struttura psichiatrica né che abbia seguito un percorso di tipo psicologico.

Il luogo del ritrovamento del cadavere-2

Cosa è successo dopo la scomparsa?

Giovedì 18 maggio Anica era andata a lavorare ad Arcade. Avrebbe svolto regolarmente il suo lavoro e poi però non è più tornata a casa. Nel primo pomeriggio il compagno non l'ha vista rientrare: ha lasciato trascorrere alcune ore, provando a telefonarle. Invano.

Quindi l'uomo si era presentato in via Cornarotta a Treviso al comando dei carabinieri per denunciare la scomparsa. La 31enne si sarebbe spostata utilizzando i mezzi pubblici: resta da capire come sia arrivata sul luogo in cui è stata ritrovata morta. Il cellulare aveva agganciato una cella a Spresiano e poi più nulla.

La Panfile viveva a Treviso con il compagno, un italiano di 58 anni, ex autotrasportatore, che era anche il padre della figlia più piccola. Abitavano tutti nella casa popolare in cui circa un anno fa la donna si era trasferita da Via Pisa. Il pubblico ministero Valeria Peruzzo potrebbe cambiare il titolo del fascicolo, aperto in una prima fase a modello 45 (quindi senza reato né indagati) in omicidio volontario. Tante le ombre.

I parenti: "Mai creduto al suicidio"

"Non abbiamo mai creduto al suicidio". Sono sconvolti i familiari di Anica. "Era una giovane donna felice - dicono - viveva una esistenza serena ma soprattutto aveva quattro creature a cui non avrebbe mai fatto del male in questo modo".

Cinque anni fa Anica si era separata dal primo compagno, un uomo romeno che sembrerebbe essere tornato a vivere nel paese d'origine. Si era trovata un appartamento nella zona del grattacielo di Via Pisa e lavorava come operaia in una pescheria. Dodici mesi dopo l'incontro con il nuovo compagno, di quasi vent'anni più anziano di lei. Nello scorso inverno aveva cambiato anche occupazione, trovando un posto presso la cucina della mensa Israa in una casa di riposo ma allo stesso tempo arrotondava lo stipendio facendo qualche pulizia in case private.

Terminato il turno nel primo pomeriggio di giovedì, si era recata in autobus ad Arcade, dove si sarebbe dovuta occupare delle pulizie di una abitazione. Che la donna sia arrivata nella località, a una decina di chilometri dal capoluogo della Marca, sarebbe confermato da chat che ha scambiato con alcuni familiari. Poi il buio.

"Vogliamo la verità - affermano i parenti - e non ci fermeremo davanti a niente. Siamo disposti a morire pur di trovare il responsabile di questa cosa orribile". Poi aggiungono: "I carabinieri devono solo controllare le telecamere nel percorso che separa  Arcade ad Spresiano e quello che è successo veramente verrà fuori".

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