Venerdì, 18 Giugno 2021
Un anno dopo / Napoli

Antimo Giarnieri, ucciso per errore come un boss: arrestati i due killer

Nel luglio dello scorso anno il giovane di 19 anni venne ucciso a sangue freddo a Casoria, in provincia di Napoli, a causa di uno scambio di persona. In manette due uomini, accusati anche di  estorsione aggravata dal metodo mafioso

Antimo Giarnieri

I carabinieri di Napoli hanno arrestato due uomini a Casoria, accusati di essere i responsabili dell'omicidio di Antimo Giarnieri, il ragazzo di 19 anni che, nel luglio del 2020, venne ucciso a sangue freddo per uno scambio di persona. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Napoli riguardano due persone: C. S., gravemente indiziato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e T. R., gravemente indiziato di due episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso (di cui uno tentato e uno consumato), nonché dell'omicidio di Antimo Giarnieri (all'epoca diciannovenne) e del tentato omicidio di un minorenne, rimasto nell'occasione ferito al fianco sinistro.

Antimo Giarnieri, ucciso per errore a 19 anni

Come ricostruito dai carabinieri, la vicenda risale all'8 luglio del 2020 quando in III Traversa di Via Castagna, comunemente nota a Casoria come ''Parco Smeraldo'', è avvenuto un agguato di tipico stampo mafioso. ''Quella sera – raccontano Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli- il killer sceso da una auto guidata da una persona tuttora non identificata, esplodeva all'indirizzo di un gruppo di persone 8 colpi di pistola calibro 7.65, di cui 4 colpivano il Giarnieri uccidendolo e uno il ragazzo minorenne, scampato fortuitamente alla morte. Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e coordinate dalla Dda di Napoli hanno permesso di accertare che il reale obiettivo del Russo fosse un altro, scambiato per il 19enne, risultato invece estraneo a dinamiche delinquenziali''.

Lo scambio di persona in una lotta tra clan

L'agguato, secondo gli inquirenti, va inquadrato in una violenta contrapposizione tra fazioni della criminalità organizzata in lotta per il controllo della piazza di spaccio del ''Parco Smeraldo'', dove si è consumato il delitto. In particolare a T.R. viene contestata l'aggravante del metodo mafioso, in quanto avrebbe agito per agevolare l'attività e gli scopi criminali del gruppo camorristico di cui è referente territoriale Barbato Salvatore (alias ''Totore O' Can'', elemento contiguo al clan ''Moccia'' e allo stato detenuto per estorsione aggravata dal metodo mafioso), nonché allo scopo di affermare il controllo di quest'ultimo sul territorio. Contestati a lui e a C.S. due episodi di natura estorsiva, di cui uno tentato e uno consumato, ai danni di due spacciatori del luogo che, per poter continuare nella loro illecita attività di spaccio, erano costretti a versare una quota imposta dal clan.

In uno degli episodi contestatigli, T.R. ha strappato parte del padiglione auricolare a una vittima minacciandolo ''di fare il bravo, perché ora ci siamo io e Totore O'Cane''. Nella seconda estorsione, insieme a C.S., si facevano consegnare 500 euro, quale quota mensile imposta dal clan, da un uomo agli arresti domiciliari, ricorrendo anche a violenza fisica per costringerlo a consegnare il denaro, il tutto davanti alla moglie della vittima, anche lei aggredita brutalmente mentre cercava di reagire a difesa del marito.

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