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Domenica, 26 Maggio 2024
Il giallo / Brindisi

Chi ha ucciso Antonio Calò e Caterina Martucci in casa?

Marito e moglie freddati con tre colpi di arma da fuoco. I cadaveri trovati dal fratello di lui. Intanto nella frazione di Carovigno (Brindisi) gli abitanti si interrogano sui motivi di questo delitto. Il punto sulle indagini e lo sgomento nella borgata

I corpi erano entrambi all'interno della loro modesta abitazione nelle campagne di Serranova, frazione di Carovigno, in provincia di Brindisi. Lui, il 70enne Antonio Calò, era all'ingresso. Lei, la 64enne Caterina Martucci, nella stanza da letto. È quanto ha ripetuto colui che ieri sera ha trovato i cadaveri e lanciato l'allarme, Carmelo, il fratello di Antonio. Avevano un appuntamento, Antonio non aveva l'auto e così Carmelo si offriva di accompagnarlo per evadere le incombenze quotidiane. Doveva avvenire anche ieri, mercoledì 1° marzo. Carmelo, nel pomeriggio, ha chiamato più volte il fratello, fuori dall'abitazione. Poi è entrato in casa: la porta d'ingresso era chiusa, ma non a chiave, dice. Ha acceso la luce e si è trovato di fronte il corpo del fratello. Si appurerà in seguito che i coniugi sono morti a causa di tre colpi di fucile: uno ha raggiunto il 70enne, due la moglie. Negli occhi di Carmelo rimangono impressi i due laghi di sangue. 

Alle spalle dell'abitazione nella quale sono stati rinvenuti i cadaveri

Sul posto, subito dopo la scoperta, si sono recati i carabinieri del Norm (Nucleo operativo e radiomobile) della compagnia di San Vito dei Normanni, lo stesso comandante Alberto Bruno e i colleghi del reparto operativo del comando provinciale di Brindisi con il tenente colonnello Raffaele Federico. Gli agenti della polizia locale di Carovigno, coordinati dal comandante Lorenzo Renna, hanno fornito supporto ai militari piantonando la zona. In serata alcuni abitanti delle campagne si sono avvicinati all'area. Nessuno sapeva dare una spiegazione. I due coniugi Calò vivevano in un'abitazione modesta. Accanto, un'altra disabitata: pare che ci vivesse un fratello di Antonio, che non c'è più da anni. Alle spalle, altre case, ma abitate perlopiù d'estate. Subito dietro la casa in cui si è consumato il delitto, un recinto con alcune capre. Un'oca scorrazza libera all'esterno. I due coniugi vivevano con la pensione sociale di lui: gente modesta, abituata alla vita di campagna. 

Cartucce nei pressi dell'abitazione dove sono stati uccisi i coniugi a Serranova

Il giorno dopo vengono notate due cartucce nei pressi di uno spoglio albero non distante dalla casa. Forse c'entrano col delitto, forse no, dato che i carabinieri in mattinata non le hanno ancora repertate. Nella notte, stando a quanto si apprende, ci sono state alcune perquisizioni da parte dei carabinieri. Ma all'indomani del delitto gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo. Si sa l'essenziale. La strada che si imbocca per raggiungere il luogo del delitto è stretta, due auto una di fronte all'altra non ci passano, una deve accostare per forza. La contrada si chiama "Canali", dice un vicino della coppia. Anche se la parola "vicino" è relativa. È aperta campagna. E molte case sono abitate solo in estate. Si prosegue dritto e ci si immette su di una provinciale, nello spazio di due chilometri si gira a destra e si raggiunge la borgata di Serranova. Quando ci si trova di fronte all'abitazione dei coniugi Calò, l'impressione è di vivere fuori dal tempo. Vale lo stesso quando si supera il cartello marrone che annuncia la frazione di Carovigno. 

L'ufficio postale è chiuso, la chiesa veglia sui pochi abitanti del centro abitato. La vita della borgata si svolge al bar-spaccio-tabacchi gestito da Tonino. La giornata è soleggiata, più di un avventore abituale sosta seduto. Il titolare è cordiale: spiega che sì, Antonio Calò era abitualmente cliente del bar. La moglie no. La violenza efferata ha fatto irruzione nella placida routine della borgata. Un avventore spiega di conoscere Antonio Calò. Un altro gli fa eco: "Come si fa a non conoscere qualcuno che vive a Serranova da sempre? Qua siamo tutti o parenti o compari. Ci conosciamo". Il primo, oltre che addolorato per la duplice perdita, pensa alla nomea della borgata. Incastonata tra San Vito dei Normanni e Carovigno, i centri più vicini, è un paese agricolo che negli anni ha vissuto di turismo. Certo, difficile pensare a una rapina. Probabilmente anche gli investigatori non stanno battendo questa pista. Ma per chi viene a villeggiare, apprendere di un delitto non è mai piacevole.

Il bar spaccio di Serranova

Gli avventori sciorinaro episodi di cronaca nera avvenuti qui in passato: lo stesso bar ha subìto qualche assalto. Poi, furti nelle abitazioni. Rapine, anche. La teoria di un avventore è limpida e lineare: Serranova come una "zona franca", che suscita gli appetiti di gente da fuori. Gli abitanti del posto non si mettono a compiere delitti che possano far fuggire i villeggianti, è il suo pensiero. Loro "campano" anche di turismo. È un topos: gente che viene "da fuori". E poi, il mantra: qua ci conosciamo tutti. Se a uno viene l'idea di nascondere il volto con un passamontagna e mettersi a fare una rapina, noi lo riconosciamo comunque. Siamo qualche centinaio di persone, la chiosa. La vita quotidiana della borgata, ferma come in un passato non troppo remoto, rurale, è stata violata da questo duplice omicidio. La coppia non aveva figli, viveva in condizioni modeste.

Gli inquirenti stanno ricostruendo l'accaduto. La speranza, com'è ovvio che sia, è che il delitto venga risolto nel giro di poco. Intanto, si legge in un comunicato diramato dai carabinieri, nei prossimi giorni sono previsti "accertamenti tecnici all'interno dell'abitazione", la scena del delitto.

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