Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Antonio De Marco respinto da un'amica: così è esplosa la rabbia del killer

I gesti autolesionistici e le improvvise crisi di rabbia. La versione del 21enne in carcere per l'omicidio dei due fidanzati di Lecce: "A volte riuscivo a fermare i miei pensieri, quel giorno non ci sono riuscito"

Antonio De Marco

"Sarà stato dettato tutto dalle crisi che ho avuto quel giorno e mi sono deciso a farlo, alle volte riuscivo a fermare i miei pensieri, sia quelli autolesionistici che quelli magari rivolti ad altri....quel giorno no. A volte venivo assalito da crisi di rabbia. C'erano dei momenti in cui desideravo farmi del male, non so esattamente il motivo". Sono alcune delle risposte di Antonio De Marco, il 21enne di Casarano reo confesso dell'omicidio di Daniele De Santis e Eleonora Manta, i due fidanzati uccisi a Lecce, alle domande rivoltegli nel corso dell'interrogatorio di giovedì scorso durante l'udienza di convalida del fermo. "Non so neanche io che cosa mi ha spinto a fare quello che ho fatto", ha aggiunto De Marco parlando davanti al gip del tribunale Michele Toriello, al pm Maria Consolata Moschettini e ai suoi avvocati difensori Giovanni Bellisario e Andrea Starace.

De Marco: "Avevo delle crisi... scoppiavo a piangere all'improvviso"

Già. Perché quel delitto così efferato? Il killer non sa dare una risposta precisa. "In certi momenti ho ricordi frammentati, non ricordo tutto in continuità….ogni tanto avevo… non lo so, come delle crisi in cui scoppiavo a piangere all'improvviso". De Marco ha detto di aver accumulato rabbia nei confronti anche di altre persone, oltre verso Daniele De Santis e Eleonora Manta con i quali aveva diviso l'appartamento per alcuni mesi. Ma non avrebbe specificato di chi si trattava e neanche di averli individuati come possibili bersagli. "Mi sentivo solo, a volte non riuscivo a controllare i pensieri". 

La rabbia di De Marco alimentata da un rifiuto

Il "Corriere del Mezzoggiorno" spiega che la rabbia del killer "potrebbe essere stata alimentata dal rifiuto di una compagna di corso, alla quale si era dichiarato pochi mesi prima della mattanza ma che lo aveva respinto preferendo di 'restare amici'". È quanto sarebbe emerso dalle 71 pagine dell'interrogatorio di convalida del 21enne di Casarano.  De Marco - scrive ancora il quotidiano - avrebbe risposto "sì" alla domanda del giudice se quella delusione possa aver contribuito ad aumentare il suo risentimento nei confronti del mondo. 

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Fidanzati uccisi a Lecce, i gesti autolesionistici di De Marco

Nei giorni precedenti al duplice efferato omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, De Marco si sarebbe procurato anche dei gesti autolesionistici. Il killer ha mostrato una cicatrice alla caviglia destra. "Me la sono fatta da solo. Mi sono ustionato". Secondo quanto ha raccontato avrebbe utilizzato una lama di coltello incandescente. Poi ha riferito di essere stato tentato in qualche momento "non lo so, di rubare magari qualche farmaco dall'ospedale, ma non l'ho fatto. Anche se ho preso una scatola di Xanax per utilizzarlo io", ha aggiunto. "Forse per uccidermi, per farmi del male". 

"Ho pensato di costituirmi, non so perché non l'ho fatto"

Nel corso dell'interrogatorio De Marco ha rivelato di aver pensato anche di costituirsi. "Però non so perché, poi non l’ho mai fatto". Trascorsi i primi giorni senza trovare una pattuglia di carabinieri davanti casa, probabilmente a un certo punto ha sperato davvero che potesse farla franca, forzando la sua stessa consapevolezza che fosse impossibile. 

La copia delle chiavi

Il killer avrebbe premdiato il duplice delitto "già da agosto, quando vivevo con loro".  L'acquisto del coltello dotato di una lama di oltre 15 centimetri e la copia delle chiavi dell’abitazione di via Montello, fatta in un ferramenta, ne sono la riprova. Il killer aveva conservato un doppione delle chiavi. Il perché vero, non lo spiega. Non per ora. "Non lo so – dirà testualmente – forse per avere il controllo di qualcosa". Poi, l’annuncio di Daniele di dover effettuare lavori in casa e, quindi, la necessità per Antonio di cercare una nuova sistemazione. Ma, in fin dei conti, ha spiegato il 21enne, aveva già deciso di trovare un’altra stanza, in un luogo più vicino all’ospedale “Vito Fazzi”, che raggiungeva ogni giorno a piedi. 

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Omicidio di Lecce: i rapporti tra De Marco e le due vittime

Eppure tra il killer e le due vittime non c'erano particolari motivi di dissapore. Scrive infatti LeccePrima

"Con Daniele e un altro coinquilino (di cui Antonio non ricorda nemmeno il cognome), anch’egli affittuario, in quel periodo di convivenza nella casa di via Montello, i rapporti erano minimali. Ai limiti del buongiorno e buonasera. Almeno, stando alle dichiarazioni stesse dello studente in Scienze infermieristiche. Ognuno nella sua stanza, ognuno con la sua vita, si mangiava in orari diversi, dialoghi ridotti all’osso.

Con il padrone di casa non ci sarebbero mai stati screzi. Nessuna lamentela per bollette o altro, né ritardi nei pagamenti. E sui rapporti che intercorrevano, a suo dire, non si sarebbe andati molto più in là di un’occasione in cui Daniele – noto come direttore di gara in serie C - gli avrebbe chiesto se intendesse iscriversi a un corso per arbitri (risposta: no). Singolare circostanza, perché sarebbe stata una delle rare occasioni in cui sarebbe avvenuto qualcosa di più prossimo a un dialogo fra due persone. Ma sarà vero?

Antonio, poi – ma sempre a suo dire – avrebbe avuto una conoscenza ancor meno approfondita di Eleonora, la fidanzata di Daniele. Giusto una presentazione. E della sua presenza in casa si sarebbe accorto il più delle volte solo dalle voci che provenivano dalla stanza matrimoniale di Daniele. Mentre più volte ha negato su un possibile movente legato a qualche eventuale sgarbo subito, una mancanza di rispetto. Insomma, pur maturando almeno da agosto la volontà di ucciderli, non ha saputo o voluto dire realmente perché.'Forse perché avevo fatto le chiavi, era un po' un accesso più semplice, diciamo così'".
 

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