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Venerdì, 1 Marzo 2024
"Voleva uccidere"

Coppia massacrata a coltellate: "De Marco non è pazzo, si è alleato con il male"

Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui i giudici hanno condannato all'ergastolo il 22enne di Casarano, in Salento, per l'omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta

"Ha ucciso perché voleva uccidere, perché nell’omicidio era vittorioso, trovava la compensazione alle sue frustrazioni e per questo lo commetterebbe ancora se incontrasse sul suo cammino altre persone che amplificassero le sue frustrazioni". Lo scrivono i giudici nella motivazione della sentenza con cui lo scorso 7 giugno è stato condannato all'ergastolo Antonio De Marco, lo studente di 22 anni, reo confesso dell'omicidio di Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta, avvenuto nel settembre del 2020 in un appartamento di Lecce.

Un omicidio efferato quello della giovane coppia, lei, 30 anni, impiegata all'Inps di Brindisi  e lui, 33 anni, arbitro leccese. De Marco, studente di Scienze Infermieristiche ed ex coinquilino delle vittime, trucidò i fidanzati con 79 coltellate. Un delitto pianificato fin nei minimi dettagli. "Li ho uccisi perché erano troppo felici" avrebbe poi raccontato agli inquirenti. 

Le motivazioni della sentenza

La Corte d'Assise di Lecce, presieduta dal giudice Pietro Baffa, non ha dubbi sulla capacità di intendere e volere del giovane a dispetto di quanto sostenuto nel processo dagli avvocati difensori Andrea Starace e Giovanni Bellisario: "Ha scelto volutamente e lucidamente, in condizioni di piena capacità di intendere e volere, sano di mente, un'alleanza con il male, coltivando tutti i canali informativi che alimentassero questa scelta: la pedopornografia, la prostituzione, i video di mutilazioni, i canali esoterici, i fumetti Manga, i personaggi bui e oscuri di certa mediocre letteratura perversa divulgata per adescare i deboli, a differenza di coloro che sono portatori di solidi valori etico morali, che sono disgustati da certi scenari e se ne tengono lontani. Quindi De Marco ha ucciso in piena consapevolezza con dolo di massima intensità, con premeditazione e con crudeltà".

Sono queste le conclusioni dei giudici contenute nelle 164 pagine della sentenza in cui sono state ripercorse dettagliatamente tutte le fasi del processo. I giudici escludono dunque che la volontà di uccidere possa essere stata determinata da presunti problemi mentali del giovane. 

"L’immaginario comune accetta l’omicidio di mafia perché rientra in logiche di potere" si legge nelle motivazioni; "accetta l’omicidio dell’estraneo motivato da questioni economiche o da fattori personali chiari. Ma fatica ad accettare l’omicidio fuori schema, come l’omicidio seriale, che sfugge a parameri di 'normalità' e spaventa per la sua portata fuori dal comune. Ma non per questo si può donare l’alibi dell’immunità al soggetto agente qualificandolo 'pazzo' o addirittura 'autistico' e dunque incapace di intendere e di volere". 

Per la Corte le obiezioni sulla perizia svolta dagli esperti nominati  dal tribunale mosse dalla difesa - che aveva chiesto la non imputabilità e il ricovero del ragazzo in una Rems – sono per certi versi vaghe e infondate come quando avallano l'ipotesi di un disturbo dello spettro autistico. A giudizio della Corte, l'imputato di autistico non ha nulla, ma è affetto da un disturbo narcisistico di personalità importante, non tale però da determinare una patologia che influisca sulla capacità di intendere e volere.

"Non si può parlare di autismo o follia per ogni delitto efferato"

"Quello che va assolutamente precisato - si legge ancora nel documento che è stato depositato oggi - è che non si può ritenere di essere in presenza di 'autismo' o 'follia' ogni volta in cui si è in presenza di un delitto efferato; non si può stigmatizzare come 'autistico' o 'folle' colui che commette un omicidio che suscita orrore nel sentimento comune di una collettività per la sua crudeltà o per le vittime prescelte o per l'assenza di movente o per i contorni oscuri. Sarebbe come mandare immuni da responsabilità, ad esempio, tutti i genitori rei di aver ucciso i figli, perché tale gesto nella coscienza collettiva è turpe e inaccettabile e sembra privo di senso sul piano logico e sul piano affettivo; ovvero sarebbe come dichiarare incapaci tutti i serial killer costruendo un fittizio alibi all'efferatezza altrui al solo fine di aggirare la sanzione".

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