Giovedì, 25 Febbraio 2021
Lecce

Antonio De Marco: la festa nel locale dopo i funerali di Eleonora Manta e Daniele De Santis

Il 21enne di Casarano sembrava sereno a tavola, forse perché pensava di aver commesso il delitto perfetto. Un duplice omicidio realizzato con «spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà per il prossimo» e permeato da una «macabra ritualità»

Poche ore dopo i funerali di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, la sera di sabato 26 settembre, Antonio Giovanni De Marco, 21enne di Casarano, ha partecipato a una festa con i colleghi del Vito Fazzi di Lecce, l’ospedale che frequentava per diventare infermiere. Tutti insieme, in un locale, per festeggiare il compleanno di una tirocinante, scrive il Corriere della Sera

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Un dettaglio forse insignificante ma del quale si parlerà a lungo, così come del post su Facebook in cui l'autore del duplice omicidio di via Montello 2 magnificava la vendetta come "un piatto da servire freddo" e di quella frase detta ai carabinieri per spiegare la sua decisione: "Li ho uccisi perché erano troppo felici".  Un duplice omicidio realizzato con «spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà per il prossimo» e permeato da una «macabra ritualità», che tratteggia un profilo da potenziale serial killer, ma per il quale, interrogato dai magistrati guidati dal procuratore capo di Lecce, Leonardo Leone De Castris dopo una caccia durata una settimana, il giovane non ha fornito agli inquirenti alcuna spiegazione logica. 

antonio de marco eleonora manta daniele de santis-2

Il quotidiano ricorda che Daniele ed Eleonora sono stati uccisi in meno di dieci minuti con una «lucida follia», scatenata da un movente ancora da accertare. De Marco non è stato accolto, ma ha aperto lui la porta con le chiavi che aveva ancora in possesso.

Indossava una calza di nylon sulla quale aveva disegnato con un pennarello nero gli occhi e la bocca e aveva con sé delle stringhe stringitubo rinvenute dai carabinieri, che dovevano servire probabilmente per immobilizzare i due giovani. «Voleva legarli — ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Paolo Dembech — e verosimilmente anche torturarli».

Ma perché? Perché dopo avere convissuto saltuariamente con loro da novembre 2019 sino all’agosto scorso Antonio De Marco ha deciso che Daniele De Santis ed Eleonora Manta non meritavano di vivere? «Non emerge un movente passionale», ha detto ieri il colonnello dei carabinieri Paolo Dembech. «La causa è da ricercare nella coabitazione con la coppia. A qualcosa che gli ha dato fastidio, ascrivibile al senso di invidia, alla gelosia per la felicità, perla gioia di vivere e la solarità di questi due giovani, che forse De Marco non riconosceva in sé stesso».

Antonio De Marco: chi è l'uomo accusato di aver ucciso Daniele ed Eleonora

Il delitto perfetto di Antonio Giovanni De Marco

Antonio è solitario, non ha amici stretti né a Lecce né a Casarano, racconta ancora il Corriere. Quando usciva frequentava solo i colleghi dei corsi di studi infermieristici. E quella sera, il sabato dei funerali, forse anche per continuare a interpretare ilruolo di persona non coinvolta (e probabilmente tranquillizzato dalle indagini che sembravano indirizzarsi verso un conoscente della coppia di nome Andrea), decise di non disertare la festa tra colleghi. 

C’è anche chi, tra i partecipanti alla serata, ha visto Antonio ballare. Di certo il 21enne di Casarano sembrava sereno a tavola, tra un boccone e un sorso, così come lo ritraggono le foto scattate dai colleghi di corso e postate sui social, da Facebook a Instagram, nelle istantanee e nelle storie. Un comportamento, per l’aspirante infermiere, forse anche più «social» del solito.

Perché in ospedale lo ricordano tutti come un tirocinante molto silenzioso, rispettoso dei colleghi e quasi sempre sulle sue, anche quando si trattava di scambiare due chiacchiere dinanzi alla macchinetta del caffè. Un ruolo, da solitario, ben rappresentato dal video delle telecamere di sorveglianza che lo hanno ripreso, nella serata del duplice delitto, alrientro a casa a piedi. Con un coltello nello zaino.

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Intanto la sua famiglia ieri è rimasta chiusa in casa tutto il giorno. A Casarano, centro dell'entroterra salentino di nemmeno ventimila abitanti, per tutti i De Marco sono una famiglia tranquilla e Antonio fino a ieri "era solo un ragazzo introverso ma sempre educato". Un ritratto lontano da quello di autore spietato di un massacro feroce che ha sconvolto il Paese. Intorno alla casa su due piani oggi ai giornalisti i vicini hanno detto increduli: "Nessuno poteva immaginare che l'omicida fosse così vicino a noi". Anche il sindaco appena eletto della cittadina Ottavio De Nuzzo ha descritto un paese sconvolto dalla notizia arrivata ieri sera del fermo di un loro concittadino. "Qui la gente è incredula". Dietro le finestre sbarrate la famiglia De Marco, padre bidello in pensione, madre casalinga, con una figlia che vive fuori regione, si è chiusa nel silenzio. "Sono persone perbene - ripete chi li conosce - quello che ha fatto questo ragazzo è qualcosa di inimmaginabile". Un classico. 

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