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Giovedì, 30 Maggio 2024
Cassazione / Milano

Le benzodiazepine sciolte nei drink, poi 5 violenze sessuali: l'ex manager condannato

Diventa definitiva la condanna a 9 anni per l'imprenditore farmaceutico Antonio Di Fazio. Il suo legale: "Condannato per violenza sessuale fotografica, non riuscirò mai a capire"

Stordiva le vittime con benzodiazepine (farmaci usati come tranquillanti o ansiolitici) sciolte nelle bevande e poi abusava di loro, secondo le accuse. È diventata definitiva la condanna a 9 anni per l'imprenditore farmaceutico milanese Antonio Di Fazio. L'uomo era accusato di aver violentato cinque donne: ora la Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda processuale. Nel maggio del 2021 l'ex manager era stato arrestato dopo aver abusato di una studentessa di 21 anni che aveva attirato a casa sua con l'offerta di uno stage. Non solo. Antonio Di Fazio dovrà affrontare nuovamente il processo per maltrattamenti lunghi 10 anni e violenza sessuale con narcotizzazione ai danni dell'ex moglie. Le condotte erano state derubricate in appello come stalking, poi prescritte. Ma la corte di Cassazione ha accolto il ricorso del procuratore generale e dell'avvocata della vittima, Maria Teresa Zampogna.

Antonio Di Fazio: definitiva la condanna a 9 anni per le violenze sessuali

L'avvocato della difesa, Ivano Chiesa, ha commentato: "Non riuscirò mai a capire come si possano dare 8 anni ad Alberto Genovese per degli stupri e 9 al mio assistito per violenza sessuale fotografica, ossia per aver fatto delle foto intime. Mi pare evidente un'enorme differenza di gravità tra le due ipotesi, ammesso che esista la violenza sessuale fotografica". L'imprenditore è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di parte civile, senza possibilità di ricorso. In primo grado all'ex manager erano stati inflitti 15 anni e mezzo di carcere dal gup Anna Magelli, la quale non aveva riconosciuto la continuazione tra i reati. Applicata invece dai giudici in secondo grado che avevano assolto Di Fazio dal reato di sequestro di persona relativo al caso della studentessa 21enne.

Nelle motivazioni della condanna d'appello i giudici avevano scritto: "Ha svolto fino alla fine una difesa mirante a denigrare le sue vittime, a farle passare per ragazze disinvolte e pronte a vendersi, mentitrici, volontarie assuntrici di sostanze da sballo, assetate di profitti e occasioni di lavoro".

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