Lunedì, 19 Aprile 2021
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Appalti e corruzione: 43 arresti, bufera su Forza Italia (c'è anche un candidato alle europee)

Contestata l'associazione di tipo mafioso: coinvolti anche politici, amministratori pubblici e imprenditori. Complessivamente sono stati indagati da Guardia di Finanza e Carabinieri ben 95 persone. Il sodalizio criminale attivo tra Milano e Varese

Appalti e corruzione, ancora una volta: una maxi operazione di Guardia di Finanza e Carabinieri è in corso tra le province di Milano, Varese, Monza e della Brianza, Pavia, Novara, Alessandria, Torino e Asti. Le prime informazioni che arrivano parlano di una nuova girandola di arresti che coinvolgono politici e imprenditori. 

Le persone coinvolte sono ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere aggravata dall'aver favorito un'associazione di tipo mafioso. Per ordine del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano sono state emesse ben 43 mandati di arresto di cui 12 con accompagnamento in carcere, 16 agli arresti domiciliari, 3 all'obbligo di dimora e 12 all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Come anticipa Milanotoday tra i nomi dei politici arrestati anche il consigliere comunale Pietro Tatarella -candidato di Forza Italia nella circoscrizione Nord-Ovest alle prossime elezioni europee del 26 maggio- e il sottosegretario di Forza Italia in Regione Fabio Altitonante. Chiesta inoltre l’autorizzazione all’arresto del parlamentare azzurro Diego Sozzani, punta di Forza Italia a Novara e vicecoordinatore in Piemonte. Nell'indagine è stata anche scoperta una tangente su una sentenza di condanna per tangenti.

Le tangenti al ristorante: era la "mensa dei poveri"

Le microspie degli investigatori al ristorante "Da Berti" vicino alla sede della Regione Lombardia inchioderebbero Tatarella che secondo l’accusa era stabilmente remunerato -con fittizie consulenze da 5.000 euro al mese, carte di credito e viaggi e vetture  a noleggio gratis- dall’imprenditore del settore rifiuti e bonifiche ambientali, Daniele D’Alfonso a cui viene contestata anche l’aggravante di aver agevolato il clan di ‘ndrangheta dei Molluso facendone lavorare uomini e mezzi negli appalti presi pagando appunto tangenti.

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Ulteriori dettagli dell'inchiesta che è stata denominata "la mensa dei poveri" saranno resi noti nel corso della conferenza stampa prevista per le ore 11 presso la Procura della Repubblica di Milano.

Appalti e corruzione: le ultime notizie

Coinvolti ben 250 militari dei comandi provinciali della Guardia di Finanza di Varese e dei carabinieri di Monza Brianza, che stanno eseguendo un provvedimento cautelare personale nei confronti di 43 persone, tra cui esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori.

Le persone coinvolte sono ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere aggravata dall'aver favorito un'associazione di tipo mafioso, e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d'ufficio.

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I provvedimenti, 12 in carcere, 16 agli arresti domiciliari, 3 all'obbligo di dimora e 12 all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sono stati emessi dal gip del Tribunale di Milano Raffaella Mascarino, su richiesta della Procura della Repubblica di Milano, direzione distrettuale Antimafia con il procuratore aggiunto Alessandra Dolci e i sostituti procuratori Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno. Le indagini sono state portate avanti dalla compagnia della Guardia di Finanza di Busto Arsizio (Va) e del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza.

Pioggia di arresti in politica e legami con la 'Ndrangheta

Dalle indagini è emersa l'esistenza di due sodalizi criminali, attivi nelle province di Milano e Varese, costituiti da esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori, accusati di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e turbata libertà degli incanti, finalizzati alla spartizione e all'aggiudicazione di appalti pubblici. Il reato associativo è stato contestato a 9 delle 95 persone complessivamente indagate.

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